Il patto di non concorrenza nel franchising

Corte d’Appello di Ancona, Sentenza del 17 giugno 2020

Il patto di non concorrenza nel franchising – Si pronuncia la Corte d’Appello di Ancona, con una interessante Sentenza del 17 giugno 2020 in materia di contratto di franchising e patto di non concorrenza.

Il patto di non concorrenza nel franchising – Richiamo alla disciplina comunitaria

La Corte d’Appello ha ritenuto compatibile il patto di non concorrenza con il contratto di franchising.

Dopo aver rilevato che l’art. 2596 c.c. (per il quale “Il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto. Esso è valido se circoscritto ad una determinata zona ed ad una determinata attività, e non può eccedere la durata di cinque anni“) “non si applica agli accordi tra imprenditori che operano a diversi livelli di produzione di beni e servizi (c.d. accordi verticali), ma soltanto a quelli tra imprenditori che operano allo stesso livello produttivo (c.d. accordi orizzontali) in quanto tra imprenditori che operano a livelli diversi della produzione la concorrenza può essere solo indiretta e mediata” (la Corte cita a sostegno due precedenti di legittimità, per la verità risalenti: Cass. n. 1941/1973; Cass. n. 5024/1994), la Corte passa ad analizzare la compatibilità del patto di non concorrenza, nello specifico, con il contratto di franchising.

Richiamo al caso “Pronuptia” della Corte di Giustizia UE

I divieti di concorrenza tra le parti non si applicano nel franchising durante la vigenza del contratto e per un congruo periodo dopo la sua cessazione

Queste le considerazioni dei Giudici d’appello: “la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (nella sentenza Pronunptia del 28/01/1986-causa 161/84) ha stabilito che la normativa sulla concorrenza non si applica alle clausole di non concorrenza contenute nei contratti di affiliazione commerciale che vietino atti di concorrenza da parte dell’affiliato durante la vigenza del contratto e per un congruo periodo a partire dalla fine di esso. La liceità di una simile clausola, all’interno del contratto di affiliazione commerciale, si giustifica dalla duplice necessità, per l’affiliante, di proteggere le conoscenze (c.d. know how) che egli trasferisce all’affiliato e che potrebbero quindi essere utilizzate a svantaggio dell’affiliante stesso, e di proteggere anche gli altri affiliati alla rete commerciale in quanto, qualora un affiliato ponesse in essere atti di concorrenza al di fuori della sua zona di competenza, potrebbe vanificare i vantaggi commerciali degli altri affiliati derivanti dall’appartenenza alla rete commerciale, che costituiscono appunto l’aspetto centrale del contratto di franchising. Del resto, una simile limitazione della libertà di concorrenza appare giustificata, dalla prospettiva del singolo affiliato, dai vantaggi che egli ottiene dallo sfruttamento delle altrui conoscenze e immagine commerciale, che egli potrebbe altrimenti ottenere soltanto tramite onerosi investimenti e l’esercizio della propria attività commerciale per un considerevole numero di anni. I vantaggi che l’affiliante trae dall’appartenenza alla rete commerciale e dall’utilizzo delle conoscenze e immagine dell’affiliante, giustificano quindi una riduzione della sua libertà di concorrenza“.

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