CANCELLAZIONE CAI – CENTRALE ALLARME INTERBANCARIA

Cancellazione CAI – La Legge n. 386 del 1990, modificata dal D. Lgs. n. 507 del 1999

Le sanzioni amministrative irrogate dal Prefetto

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Cancellazione CAI – La Legge n. 386 del 1990, così come modificata dal D.Lgs. n. 507 del 1999, regola la disciplina sanzionatoria degli assegni bancari.

L’art. 1, commi 1 e 2, della L. n. 386 del 1990, statuisce che:

1. Chiunque emette un assegno bancario o postale senza l’autorizzazione del trattario è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire due milioni a lire dodici milioni.

2. Se l’importo dell’assegno è superiore a lire venti milioni o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire quattro milioni a lire ventiquattro milioni”.

L’art. 2, commi 1 e 2, della L. n. 386 del 1990, invece, prevede che:

1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 1, chiunque emette un assegno bancario o postale che, presentato in tempo utile, non viene pagato in tutto o in parte per difetto di provvista è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire sei milioni.

2. Se l’importo dell’assegno è superiore a lire venti milioni o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni a lire dodici milioni”.

Dalle sopracitate disposizioni possiamo comprendere come la sanzione amministrativa colpisca chi:

-emette un assegno bancario o postale senza autorizzazione;

-emette un assegno bancario o postale con difetto di provvista.

Revoca CAI – Revoca CARTER – L’Archivio della Centrale d’Allarme Interbancaria presso la Banca d’Italia

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Presso la Banca d’Italia è stato istituito l’archivio informatico degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento, nel quale sono inseriti (art. 10-bis L. 386/1990):

-le generalità dei traenti degli assegni bancari o postali emessi senza autorizzazione o senza provvista;

gli assegni bancari e postali emessi senza autorizzazione o senza provvista, nonché assegni non restituiti alle banche e agli uffici postali dopo la revoca dell’autorizzazione;

le sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie applicate per l’emissione di assegni bancari e postali senza autorizzazione o senza provvista, nonché le sanzioni penali e i connessi divieti applicati per l’inosservanza degli obblighi imposti a titolo di sanzione amministrativa accessoria;

le generalità del soggetto al quale è stata revocata l’autorizzazione all’utilizzo di carte di pagamento;

le carte di pagamento per le quali sia stata revocata l’autorizzazione all’utilizzo;

gli assegni bancari e postali e carte di pagamento di cui sia stato denunciato il furto o lo smarrimento.

I dati acquisiti vengono inseriti in sei distinti segmenti dell’archivio, secondo quanto statuito dal regolamento della Banca d’Italia del 29 gennaio 2002. Ed in particolare:

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1) nel segmento CAPRI vengono inserite le generalità dei traenti degli assegni bancari o postali emessi senza autorizzazione o senza provvista, oggetto di una revoca CAI. L’iscrizione determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni per un periodo di sei mesi e comporta il divieto, per la medesima durata, per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni tratti dallo stesso dopo l’iscrizione nell’archivio, anche se emessi nei limiti della provvista;

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2) nel segmento CARTER sono inserite le generalità dei soggetti ai quali sia stata revocata l’autorizzazione all’utilizzo di carte di pagamento (revoca carter). I dati dei soggetti attinti da una revoca Carter restano iscritti in archivio per due anni.

L’iscrizione del nominativo del trattario inadempiente, costituisce atto dovuto per il traente il quale, a norma dell’art. 10-bis della L. n. 386/1990, incorre in una vera e propria responsabilità solidale qualora ometta o ritardi l’iscrizione nell’Archivio.

Il preavviso di revoca CAI

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Il preavviso di revoca cai è essenziale per gli assegni, e la giurisprudenza lo prevede anche per le carte di credito

Nel solo caso di mancato pagamento dell’assegno per difetto di provvista, il trattario ha l’obbligo di comunicare al traente che, scaduto il termine di 60 giorni di cui sopra, senza che sia stata data una prova dell’avvenuto pagamento, il nominativo verrà iscritto nell’archivio della Centrale di Allarme Interbancaria.

La comunicazione, inoltre, deve essere indirizzata al domicilio eletto del traente entro dieci giorni dalla presentazione al pagamento dell’assegno.

Attraverso questa comunicazione il trattario è tenuto a comunicare al traente che, trascorsi 60 giorni senza che sia stata fornita la prova dell’avvenuto pagamento, la segnalazione verrà inviata alla entrale d’Allarme Interbancaria e che, a partire dalla medesima data, gli sarà preclusa la possibilità di emettere assegni.

Decorso il termine di 60 giorni, inoltre, la segnalazione viene comunicata anche al Prefetto territorialmente competente che darà avvio al procedimento amministrativo per l’irrogazione della sanzioni.

Il Prefetto, pertanto, invia il verbale mediante il quale informa il traente dell’avvio della procedura amministrativa e lo informa della possibilità di fare opposizione presentando, nel termine di 30 giorni dalla data di invio della comunicazione, una memoria difensiva.

Cancellazione CAI – Centrale Allarme Interbancaria – Il sistema sanzionatorio

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Qualora si dovesse concretizzare una delle ipotesi suindicate, la L. 386 del 1990 prevede un articolato sistema sanzionatorio.

In particolare, in caso di mancato pagamento di un assegno per mancanza di autorizzazione, ovvero di provvista, il trattario iscrive il nominativo del traente nell’Archivio istituito presso la Banca d’Italia.

L’art. 9 della L. 386 del 1990, prosegue poi affermando che:

2. L’iscrizione è effettuata:

a) nel caso di mancanza di autorizzazione, entro il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo;

b) nel caso di difetto di provvista, quando è decorso il termine stabilito dall’articolo 8 senza che il traente abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento, salvo quanto previsto dall’articolo 9- bis, comma 3.

3. L’iscrizione nell’archivio determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni. Una nuova autorizzazione non può essere data prima che sia trascorso il termine di sei mesi dall’iscrizione del nominativo nell’archivio.

4. La revoca comporta il divieto, della durata di sei mesi, per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni tratti dal medesimo dopo l’iscrizione nell’archivio, anche se emessi nei limiti della provvista”.

Le sanzioni si dividono poi in:

Sanzioni principali

sanzione principale pecuniaria che va da un minimo edittale di € 1.032,00 ad un massimo edittale di € 6.197,00 in caso di emissione di assegni senza autorizzazione (art. 1 L. 386/1990). Se l’importo dell’assegno è superiore ad € 10.329,00 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 2.065,00 a € 12.394,00;

sanzione principale pecuniaria che va da un minimo edittale di € 516,00 ad un massimo edittale € 3.098,00 in caso di emissione di assegni senza provvista (art. 2 L. 386/1990). Se l’importo dell’assegno è superiore ad € 10.329,00 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.032,00 a € 6.197,00.

Sanzioni accessorie (art. 5 della 386/90):

1) Divieto di emettere assegni bancari e postali per una durata non inferiore a 2 anni e non superiore a 5 anni: questa sanzione viene irrogata automaticamente in caso di emissione di un assegno senza autorizzazione. In caso di emissione di un assegno senza provvista, invece, questa sanzione viene comminata solo se l’importo dell’assegno (o più assegni emessi in tempi ravvicinati) è superiore a € 2.582,25.

2) Sanzioni accessorie di natura interdittiva: queste sanzioni vengono irrogate quando il traente, nei cinque anni precedenti, ha commesso due o più violazioni delle disposizioni previste dagli artt. 1 e 2 emettendo assegni per un importo superiore ad € 10.329,00, accertate con provvedimento esecutivo, ovvero quando l’importo dell’assegno (o di più assegni emessi in tempi ravvicinati) è superiore ad € 51.645,00.

Dette sanzioni sono:

-l’interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale;

-l’interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; -l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

In caso di trasgressione dei divieti che conseguono dalle sanzioni amministrative accessorie è prevista la reclusione da sei mesi a tre anni (art. 7 L. 386/1990).

Tuttavia, nel caso di assegno emesso senza provvista, il traente può evitare l’applicazione delle sanzioni amministrative se, entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione del titolo, effettua il pagamento dell’importo “facciale” dell’assegno, maggiorato di interessi, penale ed eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente.

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CANCELLAZIONE CAI – Centrale Allarme -Interbancaria – Revoca CAI – Revoca Carter – Le possibili soluzioni e l’esperienza maturata

Cancellazione CAI – Le possibili soluzioni

Qualora sia ormai decorso il termine di 60 giorni, le soluzioni adottabili sono due: si attende la cancellazione automatica della segnalazione, ovvero si agisce per la cancellazione della segnalazione nelle sedi opportune.

Con riferimento alla prima ipotesi, la segnalazione CAI di assegni emessi senza autorizzazione, ovvero senza provvista, avviene automaticamente dopo sei mesi dall’iscrizione, fermo restando l’obbligo di pagare la sanzione amministrativa, mentre per le carte di credito la cancellazione automatica avviene ben 24 mesi dopo l’iscrizione del nominativo.

La seconda possibilità, invece, è caratterizzata dall’urgenza e, in ragione delle forti preclusioni date dall’iscrizione del nominativo nell’Archivio della Centrale d’Allarme Interbancaria, appresenta sovente la soluzione preferibile. In particolare, si tratta della predisposizione di un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. che, in presenza di determinati presupposti, permette di ottenere la cancellazione della segnalazione dall’Archivio nel termine di circa tre mesi.

L’esperienza maturata

Cancellazione CAI – Centrale Allarme Interbancaria – Uno dei campi nei quali lo Studio ha acquisito oltre un decennio di esperienza significativa, anche a livello nazionale, è quello della Cancellazione con provvedimento d’urgenza delle iscrizioni CAI (Centrale d’Allarme Interbancaria) illegittimamente effettuate dalle Banche. E’ noto, infatti, che il mancato pagamento di un assegno, laddove non vengano correttamente posti in essere tutti gli adempimenti previsti dalla Legge, genera, fra le varie conseguenze, anche quella della iscrizione del nominativo dell’emittente nella CAI – Centrale d’Allarme Interbancaria. L’iscrizione di un nominativo o di un assegno alla CAI comporta la immediata revoca della convenzione d’assegno e la illegittimità della emissione di altri assegni (ivi compresi quelli eventualmente già emessi), e risulta essere una vera e propria “macchia” nella storia di ogni soggetto che la dovesse subire, a maggior ragione laddove eserciti attività imprenditoriale (l’iscrizione alla CAI – Centrale d’Allarme Interbancaria comporta altresì normalmente anche la revoca degli eventuali affidamenti precedentemente concessi).

Lo Studio ha sviluppato, sin dai primi anni 2000 un approfondito expertise sulla materia, ottenendo taluni tra i primi provvedimenti giudiziali di Cancellazione CAI (si segnala, a titolo esemplificativo, l’Ordinanza dell’1 settembre 2005 emessa dal Tribunale di Bologna) e contribuendo così a sviluppare un innovativo orientamento giurisprudenziale, del quale è espressione, fra l’altro, la recente Ordinanza del Tribunale di Venezia dell’11 aprile 2016, ottenuta nell’interesse di un cliente.

Sotto tale profilo, pertanto, lo Studio assiste la propria clientela, ovviamente ove ve ne siano i presupposti, per ottenere giudizialmente la Cancellazione d’urgenza dall’archivio CAI.

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Casistica e provvedimenti in materia di Cancellazione CAI

Abbiamo trattato una rilevante casistica in merito alla Cancellazione d’urgenza dall’archivio CAI.

A) L’ammontare irrisorio del difetto di provvista

Il tema è stato trattato nell’Ordinanza del Tribunale di Venezia dell’11 aprile 2016 , in un caso nel quale il correntista era stato iscritto alla Centrale d’Allarme Interbancaria per un difetto di provvista di UN EURO.

B) Il pagamento tardivo

Sul punto vi sono numerosi precedenti in termini, ottenuti dallo Studio. In particolare si segnalano: l’Ordinanza del Tribunale di Vicenza del 5 maggio 2018, in un caso nel quale il correntista aveva effettuato il pagamento entro i 60 gg. dalla ricezione del preavviso, ma non aveva avuto modo di trasmettere la documentazione attestante l’avvenuto pagamento nelle forme previste. Ed ancora, l’ulteriore caso deciso dal Tribunale di Vicenza in data 2 ottobre 2019, nel quale il Tribunale rilevava anche che “Ritenuto, in definitiva, alla luce di quanto appena esposto, che il provvedimento cautelare può essere disposto già con decreto inaudita altera parte, tenuto conto che, allo stato, le uniche esigenze da tutelare, nel breve tempo sino alla verifica in contraddittorio della pretesa azionata, sono quelle della parte ricorrente”

 

C) L’illegittimità dell’iscrizione nel segmento CARTER (revoca Carter – carte di credito) in mancanza di preavviso di revoca cai

Altri provvedimenti, poi, riguardano l’illegittimità della segnalazione della revoca di carta di credito in mancanza di preavviso di revoca, come quello trattato nell’Ordinanza del Tribunale di Genova del 29 giugno 2019, nella quale in Tribunale rilevava altresì che “Si deve dunque ritenere che la revoca Carter degli strumenti di pagamento sia stata intimata in assenza dei presupposti di legge ed appare dunque illegittima, in quanto gli stessi erano già stati restituiti e, dunque, non potevano più essere utilizzati, dovendosi ritenere già concluso il relativo rapporto”.

La giurisprudenza si è più volte soffermata sull’importanza della tempestività del preavviso di revoca cai. Attraverso tale comunicazione, invero, al traente viene data la possibilità di intervenire ed effettuare il pagamento tardivo ed evitare, conseguentemente, l’iscrizione presso l’Archivio.

La giurisprudenza maggioritaria ha quindi affermato che il preavviso di revoca costituisce una condizione di validità dell’iscrizione, la cui mancanza rende l’iscrizione illegittima.

Così si è espresso anche il Tribunale di Cassino che, con l’Ordinanza del 3 dicembre 2018, ha sottolineato come non sia possibile irrogare una sanzione di tale portata senza aver prima instaurato un contraddittorio tra le parti e, dunque, senza avere inviato il preavviso di revoca cai.

In particolare, il Tribunale ha sottolineato come “l’informativa ha natura preventiva perché consente al cliente di essere messo nella condizione di regolarizzare la sua posizione e di evitare la segnalazione alla CAI. Con la segnalazione la questione non è più bilaterale fra Banca e cliente ma diventa di ordine generale fra quel cliente e la collettività e una siffatta pubblicità rischia di esporlo a conseguenze disastrose, come la fama di cattivo pagatore, la chiusura di fiducia verso altri istituti di credito, l’allontanamento di clientela, ecc. Non è possibile giungere a una misura così grave senza permettere un contraddittorio perché la semplice constatazione dell’esposizione debitoria del cliente è di carattere freddo e oggettivo e senza un adeguato approfondimento non sarà mai possibile accertare se quella difficoltà è di carattere temporaneo e contingente o strutturale e definitivo”.

Considerando che la Banca rappresenta il soggetto “forte” del rapporto, infatti, il preavviso di revoca cai diventa lo strumento per bilanciare le posizioni delle parti.

Rilevante, sul tema del preavviso di revoca cai, anche l’Ordinanza del Tribunale di Salerno dell’1 dicembre 2019, nella quale viene precisato che “Il preavviso di revoca carter dell’autorizzazione all’uso delle carte di pagamento e la revoca stessa (necessariamente precedenti alla segnalazione in CAI da parte della banca), secondo quanto affermato dal Tribunale di Salerno, devono essere comunicati al cliente con modalità idonee a consentirne la conoscenza o la conoscibilità“.

D) La ratio della disciplina

Come analizzato in precedenza, l’art. 8 della L. 386/1990 prevede la possibilità per il traente di effettuare il pagamento tardivo al fine di evitare l’iscrizione. Il medesimo articolo, tuttavia, prevede che “La prova dell’avvenuto pagamento deve essere fornita dal traente allo stabilimento trattario o, in caso di levata del protesto o di rilascio della constatazione equivalente, al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza del portatore con firma autenticata ovvero, in caso di pagamento a mezzo di deposito vincolato, mediante attestazione della banca comprovante il versamento dell’importo dovuto”.

Ebbene, sull’aspetto sostanziale dell’avvenuto pagamento, anche se la prova è stata fornita oltre il termine di 60 giorni, segnaliamo l’Ordinanza del tribunale di Milano, Sez. VI, del 15 ottobre 2014, secondo la quale “deve essere privilegiato l’aspetto sostanziale dell’avvenuto pagamento comprensivo della penale e nei termini previsti dal predetto art. 8 rispetto al profilo formale della prova dell’avvenuto pagamento”.

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