Concorrenza sleale del franchisee

No all’uso del marchio e del know how dopo la cessazione del contratto

Concorrenza sleale del franchisee – Nuovo provvedimento ottenuto dallo Studio avanti il Tribunale di Ancona, Sezione Impresa, in materia di franchising e concorrenza sleale.

Il caso riguardava, in particolare, l’impiego, da parte dell’ex Franchisee, del marchio e del know how del Franchisor dopo la cessazione del contratto di franchising. Si trattava, dunque, di un caso particolare di concorrenza sleale del franchisee.

Il franchisee, in particolare, aveva continuato ad utilizzare il marchio, tra l’altro in modo occulto, quale parola chiave nella propria pubblicità sul web, ed il know how, avuto particolare riguardo ad un software gestionale elaborato e messo dal Franchisor a disposizione esclusiva dei propri affiliati.

Non si può continuare ad usare il marchio del franchisor in nessuna forma, dopo la cessazione del contratto

Per il Tribunale di Ancona, Sezione Imprese, “E’ quindi innegabile che, dopo la data del 19 maggio 2019, la resistente non poteva più utilizzare in alcuna forma l’altrui marchio o gli altri segni distintivi riferibili al ricorrente”.

Anche in relazione al know how sussiste il medesimo divieto di utilizzo

Il Tribunale statuisce, inoltre, che “sussiste effettivamente – una volta cessato il contratto di franchising – un problema di interferenza con le previsioni di cui all’art. 2598 c.c. laddove l’ex franchise continui ad utilizzare il know-how del franchisor, in tal modo ad esempio risparmiando i tempi ed i costi di un’autonoma ricostruzione delle informazioni, procedure e conoscenze utili per la propria attività, non essendo più disponibili quelle fornitegli dal primo durante la vigenza del contratto”.

Se c’è violazione di un diritto di proprietà industriale, il pericolo imminente ed irreparabile è presunto

Ed inoltre, “in presenza di una violazione, che allo stato deve ritenersi attuale, di un diritto di proprietà industriale, il periculum in mora, che costituisce pur sempre un requisito sistematico coessenziale a tutti i provvedimenti cautelari, può essere tranquillamente presunto juris tantum, in considerazione dei diritti di privativa del ricorrente; in tal caso infatti il pericolo nel ritardo (ossia un significativo scarto di effettività fra la tutela giurisdizionale immediata e quella differita all’esito dell’ordinaria cognizione) appare immanente poiché l’agganciamento alla sfera commerciale del concorrente può comportare drenaggio irreversibile di clientela e devalorizzazione o discredito dell’immagine commerciale

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