Franchising e Coordinamento tra imprese

Franchising e coordinamento tra imprese – Nuova Sentenza del Consiglio di Stato

Franchising e coordinamento tra imprese – Il Consiglio di Stato si è pronunziato, con una recentissima Sentenza del 13 maggio 2019, in materia di franchising e coordinamento di imprese.

Franchising e coordinamento tra imprese – La vicenda

La vicenda prendeva le mosse dalla irrogazione, da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni ad una impresa esercente, in franchising, nel campo dei servizi di corriere espresso, di una sanzione.

L’Autorità, accertato il preteso omesso rispetto, da parte di taluni affiliati al network, di una serie di prescrizioni amministrative, aveva irrogato sanzioni alla Casa Madre, sul presupposto della sussistenza, in capo a quest’ultima, di ampi poteri di controllo sugli affiliati.

Il provvedimento che irrogava la sanzione era poi stato confermato in primo grado dal TAR.

La Casa Madre adiva poi il Consiglio di Stato, impugnando la Sentenza di primo grado.

Le valutazioni del Consiglio di Stato

A prescindere dalla natura strettamente amministrativa della questione, il Consiglio di Stato formulava talune rilevantissime valutazioni di natura squisitamente civilistica sui rapporti tra franchisor e franchisee nell’ambito del contratto di affiliazione commerciale, ed in particolare sui rapporti tra franchising e coordinamento.

In particolare, rilevava il Giudice amministrativo che “La L. 6 maggio 2004, n. 129 intende delineare un quadro normativo di riferimento al fine di garantire uno sviluppo razionale del fenomeno collaborativo tra imprese di struttura e forza contrattuale diverse (connotate, nella maggioranza dei casi, da uno squilibrio informativo tra affiliante e aspirante affiliato). Del franchising il legislatore ha inteso fissare la nozione, il contenuto e la durata minima, gli obblighi delle parti, le sanzioni in caso di comunicazioni di informazioni false in fase di trattative precontrattuali. Il fondamento è quello di garantire, nella fase prodromica alla stipula del contratto di affiliazione commerciale, la trasparenza e la tutela dell’affidamento delle parti, e in particolare dell’aspirante affiliato, di regola soggetto “debole” del rapporto, il quale deve essere messo in condizione di conoscere preventivamente le informazioni essenziali relative al contratto che andrà a stipulare, al fine di prevenire comportamenti scorretti e favorire uno spirito di leale collaborazione tra le parti“.

A parere del Consiglio di Stato, peraltro, “non tutti i contratti del tipo anzidetto – sol perché disciplinano una collaborazione strutturata tra soggetti economicamente e giuridicamente indipendenti – danno luogo ad una attività di direzione, ben potendo limitarsi a disciplinare una particolare forma di divisione del lavoro tra grandi aziende e imprese di dimensioni medio-piccole (c.d. “affidamento in outsourcing”), in cui gli affiliati sono incaricati di svolgere l’attività di distribuzione di beni o servizi di un altro imprenditore (nel caso in esame, ad esempio, il ciclo di lavorazione che caratterizza il servizio fornito da G. prevede che il pacco del singolo utente sia lavorato, nella fase di raccolta dall’impresa x, nella fase di trasporto dall’impresa y, nella successiva fase di smistamento dall’impresa z, nella fase di recapito da altra impresa ancora)“.

Secondo il Giudice amministrativo, “Il collegamento “gerarchico” tra società è ravvisabile solo al cospetto di un contratto, in forza del quale più società autonome si “assoggettano” all’attività di direzione e coordinamento di una di esse. Ma, a tal fine, non sono sufficienti gli elementi addotti dall’Autorità, quali: l’unitarietà dell’immagine fornita, il marchio unitario, il sistema di tracciatura, l’omogeneità e l’uniformità del prodotto, l’esistenza di una rete per la tracciatura dei pacchi, le clausole che obbligano gli affiliati a svolgere l’attività in una zona circoscritta del territorio nazionale. L’attività di direzione – sebbene non necessiti della totale eterodirezione delle singole imprese – richiede pur sempre l’esercizio di una pluralità sistematica e costante di atti di indirizzo idonei ad incidere sulle decisioni gestorie dell’impresa, cioè sulle scelte strategiche ed operative di carattere finanziario, industriale, commerciale che attengono alla conduzione degli affari sociali. In mancanza di tali presupposti, è dato ravvisare una attività di mero coordinamento, consistente nel realizzare un sistema di sinergie tra società diverse“.

Si pensi, allora, ad una rete in franchising nell’ambito della quale il franchisor imponga elementi quali, a titolo esemplificativo: a) i prezzi di rivendita dei prodotti o dei servizi; b) il numero dei dipendenti nel punto vendita del franchisee; c) i pagamenti da effettuare, e la relativa tempistica; d) il rinnovo dei locali d’impresa del franchisee.

Sembra plausibile, in casi consimili, che il concetto di “controllo”, o di “direzione e coordinamento” ai sensi dell’art. 2497-bis c.c. possa effettivamente configurarsi, con intuibili conseguenze in tema di censurabilità delle modalità in cui detto controllo, o detto coordinamento, si è effettivamente esplicato.

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