Concorrenza sleale e diritto al nome

Concorrenza sleale e diritto al nome – Nuova Sentenza del Tribunale di Bologna

Concorrenza sleale e diritto al nome – Con la Sentenza pubblicata in data 22 maggio 2019, e CONSULTABILE QUI, il Tribunale di Bologna si è pronunciato in materia di rapporti tra concorrenza sleale e diritto all’uso del proprio nome.

La vicenda

Il Sig. X, agendo in proprio e quale legale rappresentante di una società, adiva il Tribunale di Bologna chiedendo l’inibizione all’utilizzo del proprio nome, da parte di un’ altra società alla quale diversi anni prima aveva ceduto un ramo della propria azienda e, con esso, il diritto ad utilizzare l’ insegna recante, appunto, il proprio nome. Gli attori, in particolare, lamentavano la lesione del diritto al nome e la sussistenza degli estremi della slealtà concorrenziale per avere, la società convenuta, utilizzato il proprio patronimico anche a fini pubblicitari e promozionali, sia in formato cartaceo che tramite web.

La decisione del Tribunale di Bologna: insussistenza della lesione del diritto al nome e dell’attività di concorrenza sleale ex art. 2598, n. 1 c.c..

Il Tribunale di Bologna ha in primo luogo escluso che nel caso di specie si potesse configurare la lamentata lesionenon essendo ravvisabile una finalità di carattere denigratorio nell’uso del nome da parte della società convenuta. Il Tribunale, ancora, ha escluso anche che nel caso di specie potesse configurarsi la fattispecie della concorrenza sleale di cui all’art. 2598, n. 1 c.c. specificando che, non essendo esclusa nel contratto di cessione di ramo d’azienda la possibilità di utilizzare il nome dell’attore al di là di un suo impiego come insegna “lautorizzazione ad utilizzare la locuzione de qua anche per attività pubblicitarie deve, per ciò, ritenersi insita nella pattuita cessione di azienda con facoltà d’uso dell’insegna suddetta”. Il Tribunale ha chiarito, fra l’altro, che: “l’attività promo-pubblicitaria è strettamente connessa e strumentale all’attività di impresa, per cui l’esercizio della prima, salvo pattuiti divieti, spetta ineluttabilmente al soggetto legittimato all’esercizio della seconda”.

Le conclusioni rassegnate dal Tribunale di Bologna

Alla luce delle considerazioni esposte, pertanto, il Tribunale di Bologna rigettava le domande proposte dagli attori.

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