Violazione diritto d’autore e concorrenza sleale

Nuovo provvedimento ottenuto dallo Studio in materia di violazione diritto d’autore e concorrenza sleale

Violazione diritto d’autore e concorrenza sleale – Uso illecito di fotografie altrui – Appropriazione di pregi – Trib. Milano, 11 febbraio 2021

di Giovanni Adamo ed Eliana Arezzo

Nuovo provvedimento ottenuto dallo Studio in materia di violazione diritto d’autore e concorrenza slealein particolare per una fattispecie di uso illecito di fotografie altrui per contraddistinguere l’attività di impresafattispecie che il Tribunale di Milano ha giudicato attività di concorrenza sleale per appropriazione di pregi ai sensi dell’art. 2598, n. 2, c.c..

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La vicenda

Nel caso di specie, l’impresa X, ricorrente, dopo aver premesso di essere impresa che si occupa della organizzazione di matrimoni in località esotiche, deduceva di aver constatato che sul sito internet dell’impresa Y erano state pubblicate due fotografie raffiguranti matrimoni organizzati non dalla ricorrente, ma dalla resistente stessa, precisando altresì che una delle due immagini era anche coperta da un diritto di esclusiva

Le risultanze dell’istruttoria sommaria

Il Tribunale rileva, in primo luogo, che dall’istruttoria (ovviamente sommaria, essendo in sede cautelare) il dato obiettivo emerso è che la Y ha pubblicizzato la propria attività proponendo sul proprio sito internet fotografie relative a cerimonie di matrimonio che Y non aveva curato, risultando quindi che Y ha scientemente presentato come “propri” allestimenti cerimoniali cui era del tutto estranea e che erano stati predisposti da soggetti terzi (X, nella specie).

violazione diritto d’autore e concorrenza sleale – Appropriazione di pregi (art. 2598, n. 2, c.c.)

Per il Tribunale, in particolare, “la condotta in esame appare integrare gli estremi della concorrenza sleale per appropriazione di pregi: la resistente, infatti, con la pubblicazione delle foto in questione, si è autoattribuita il pregio di allestimenti di matrimonio che erano invece stati realizzati dalla ricorrente, approfittando quindi dello sforzo imprenditoriale ed organizzativo posto in essere da X per ingenerare negli utenti l’impressione che la qualità di detti allestimenti fosse invece della stessa convenuta“.

Secondo il Tribunale, “Tale condotta risulta di per sè sufficiente ad integrare il fumus boni iuris in ordine alla sussistenza della violazione del disposto di cui all’art. 2598 c.c., rendendo perfino superfluo l’esame degli altri profili dedotti dalla ricorrente“.

Violazione privativa autorale – L’ordine di inibitoria e la fissazione di una penale

Alla luce di tali circostanze, pertanto, il Tribunale rileva che “il ricorso deve essere quindi accolto, con conseguente emanazione dell’inibitoria e fissazione di una penale per le future reiterazioni dell’illecito“.

Spese liquidate in misura maggiore per la presenza di link ipertestuali

Il Tribunale ha inoltre fatto applicazione, all’atto del governo delle spese di lite, della maggiorazione espressamente prevista dal comnma 1-bis dell’art. 4, DM 55/2014 per l’impiego di tecniche informatiche nella redazione degli atti (in particolare, indice linkabile).

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