Concorrenza Sleale Risarcimento Danni: come si calcola il danno

Concorrenza Sleale Risarcimento Danni – Il danno da concorrenza sleale – Come si calcola

Nei casi di concorrenza sleale, una volta bloccato, con un provvedimento urgente, il comportamento anticoncorrenziale (ne abbiamo parlato qui), occorre poi fermarsi a valutare quanto danno ha prodotto quel comportamento e come ottenere il risarcimento.

Quando si può richiedere un risarcimento danni per concorrenza sleale

Chiunque ha subìto concorrenza sleale può richiedere un risarcimento danni per concorrenza sleale. Questo può accadere, fra l’altro, nei seguenti casi:

  • quando il concorrente ha imitato i prodotti o il marchio del competitor;
  • quando il concorrente sleale ha denigrato o diffamato i prodotti o l’attività del competitor, o il competitor stesso;
  • quando il concorrente, più in generale, si è comportato scorrettamente (ha effettuato vendite sottocosto, ha sottratto dipendenti, ha sottratto clienti, ha acquisito segreti commerciali o aziendali, ha violato un’esclusiva commerciale, etc.).

Come si calcola il danno per cui chiedere risarcimento

Sono diversi i criteri con i quali si può calcolare il danno da concorrenza sleale e chiederne il risarcimento.

La retroversione degli utili: IL CONCORRENTE SLEALE VIENE CONDANNATO A RESTITUIRE AL COMPETITOR GLI UTILI REALIZZATI ATTRAVERSO LE VIOLAZIONI

Il primo criterio secondo il quale calcolare il danno da concorrenza sleale è quello della cosiddetta retroversione degli utili: in pratica il concorrente sleale deve restituire al competitor gli utili (ricavi-costi) che ha conseguito per mezzo delle violazioni.

Il ristoro delle perdite subite: IL CONCORRENTE SLEALE DEVE RIPAGARE LE PERDITE DEL COMPETITOR

Altro criterio per determinare il risarcimento del danno è quello della riparazione delle perdite: può essere risarcito l’ammontare delle perdite determinate dall’attività slealmente concorrenziale.

Secondo il Tribunale di Ancona, per esempio,  “il risarcimento dei danni patiti da parte attrice deve avvenire tenendo conto, alternativamente: 1) del mancato guadagno del titolare; 2) della retroversione degli utili del contraffattore; e 3) del criterio della giusta royalty; quest’ultimo comunemente riconosciuto come criterio residuale atto a risarcire il danno minimo, applicabile, cioè, quando non sia possibile o conveniente riferirsi agli altri criteriLa scelta si basa, quindi, sulla verifica della possibilità di determinare gli utili e le marginalità necessarie per la quantificazione del danno e se ciò non fosse possibile, la conseguenza non può essere quella della perdita del diritto al risarcimento, bensì quella della quantificazione del danno con il criterio residuale della giusta royalty, ovvero, in ulteriore subordine, quella basata sulla liquidazione equitativa del danno ex art. 1226 cod. civ.“.

Concorrenza Sleale Risarcimento Danni – Quando non è possibile chiedere un risarcimento

Il Codice Civile (art. 2600 cc) stabilisce che non è possibile chiedere un risarcimento quando la concorrenza sleale è stata commessa senza colpa (si pensi al caso in cui il competitor pensava in buona fede di avere acquistato una regolare licenza per commercializzare un prodotto coperto, invece, da un’esclusiva altrui).

Le Sentenze di Studio Legale Adamo in materia di concorrenza sleale

Abbiamo ottenuto numerosi provvedimenti in materia di concorrenza sleale, ed in particolare, e fra l’altro:

  • Trib. Milano, 19 aprile 2021: ordinata la cessazione dell’impiego abusivo di fotografie di eventi da parte di un’impresa concorrente;
  • Trib. Ancona, 4 marzo 2021: vietata d’urgenza la contraffazione di materiale audiovisivo protetto da diritto d’autore;
  • Trib. Milano, 11 febbraio 2021: inibita d’urgenza la concorrenza sleale attuata mediante violazione del diritto d’autore da parte di un concorrente sleale;
  • Trib. Roma, 22 ottobre 2020: vietato l’utilizzo abusivo, da parte di un concorrente, per la realizzazione di corsi di formazione, di materiale realizzato da altri;
  • Trib. Roma, 11 giugno 2020: vietato d’urgenza l’impiego di materiale didattico contraffatto.

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