Quando lo storno di dipendenti è sleale?

Quando lo storno di dipendenti è sleale? Nuova Sentenza del Tribunale di Roma del 17 gennaio 2020

Quando lo storno di dipendenti è sleale? Slealtà concorrenziale – Si pronuncia il Tribunale di Roma con una interessante Sentenza in tema di concorrenza sleale e storno di dipendenti, che affronta il tema dei presupposti perché lo storno di dipendenti possa dirsi illecito e costituire quindi una fattispecie di slealtà concorrenziale.

Per il Tribunale “è illecito ove il concorrente sleale si appropri di risorse umane altrui:

– in violazione della disciplina gius-lavoristica (ad esempio, quanto ai termini di preavviso) e degli altri diritti assoluti del concorrente (quali la reputazione ed i diritti di proprietà immateriale, quali le informazioni riservate);

– con modalità non fisiologiche, in quanto potenzialmente rischiose per la continuità aziendale dell’imprenditore che subisce lo storno nella sua capacità competitiva. E ciò tenuto conto, da un lato, delle normali dinamiche del mercato del lavoro in un preciso contesto economico e, dall’altro, delle condizioni interne dell’impresa leale (ad esempio, si è ritenuto che in casi di crisi aziendale o situazioni di difficoltà, lo smembramento della forza lavoro ed i maggiori flussi in uscita dei dipendenti siano da considerare un effetto fisiologico);

– non prevedibili, in grado cioè di provocare alterazioni non immediatamente riassorbibili (lo sviamento è stato ritenuto illecito ove il concorrente sleale si appropri di risorse umane altrui con modalità che provochino alterazioni oltre la soglia di quanto possa essere ragionevolmente previsto, cfr. Trib. Milano 28.2.2014), dovendo, tuttavia, l’imprenditore leale tenere conto, a sua volta, di un mercato del lavoro dinamico, considerato il concreto quadro economico e giuridico nel quale egli stesso opera“.

Prosegue, poi, il Tribunale, rilevando che “La distinzione tra natura fisiologica e lecita dello storno di dipendenti e concorrenza sleale sul piano oggettivo va valutata alla luce dell’intensità lesiva della condotta alla luce, tra l’altro, del numero degli stornati, del loro grado di fungibilità e della tempistica dello sviamento; e ciò al fine di verificare se siano state impiegate modalità che abbiano messo a rischio la continuità aziendale dell’imprenditore nella sua capacità competitiva, ovvero provocato alterazioni non ragionevolmente prevedibili, e determinato uno shock sull’ordinaria attività di offerta di beni o servizi non riassorbibile attraverso un’adeguata organizzazione dell’impresa. E di tali circostanze lo stornante non può non essere consapevole, giacché ciò corrisponde ad un suo diretto ed immediato vantaggio anticoncorrenziale sul mercato. A tali condotte sul piano oggettivo, si aggiunge poi l’animus nocendi, categoria che richiama quella penalistica del dolo specifico, da intendere quale volontà di recare danno, annientare o distruggere la concorrente“.

Chiama lo 051.199.01.374

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