La concorrenza sleale parassitaria

La concorrenza sleale parassitaria – Aggiornamento 2020 sulla concorrenza parassitaria

La concorrenza sleale parassitaria – Aggiornamento 2020 sulla concorrenza parassitaria Sfruttamento sistematico della creatività imprenditoriale altrui – Casi recenti di parassitarismo – Pubblicità Ambush

A seguito di diverse richieste pervenute su questo sito, forniamo di seguito alcuni chiarimenti sullo stato dell’arte giurisprudenziale, e un po’ di casistica, in materia di concorrenza sleale parassitaria.

Ciò in modo da poter comprendere come effettuare una trattazione della fattispecie  tenendo presenti le novità giurisprudenziali con aggiornamento 2020 sulla concorrenza parassitaria.

In primo luogo va specificato che la concorrenza sleale parassitaria si inquadra nel paradigma normativo dell’art. 2598, n. 3, c.c..

La riconducibilità della concorrenza sleale parassitaria al paradigma normativo dell’art. 2598, n. 3, c.c.

La concorrenza sleale parassitaria è un’attività più complessa della semplice imitazione servile di un prodotto o di un servizio di un concorrente.

La concorrenza sleale parassitaria “diacronica” e “sincronica”

La giurisprudenza e la dottrina sono solite individuare due distinte tipologie di concorrenza sleale parassitaria: la concorrenza “diacronica” e quella “sincronica”

Concorrenza diacronica: la continua e ripetuta imitazione delle iniziative del concorrente e, quindi, lo sfruttamento sistematico del lavoro e della creatività altrui.

Secondo la Corte di Cassazione, (Cass. n. 5852/1984; Cass. n. 9387/1994), la figura della concorrenza sleale parassitaria consiste in primo luogo in un comportamento il quale si realizza, di norma, in una pluralità di atti che, presi nel loro insieme costituiscono un illecito, in quanto rappresentano la continua e ripetuta imitazione delle iniziative del concorrente e, quindi, lo sfruttamento sistematico del lavoro e della creatività altrui.

Concorrenza sincronica: si imitano tutte le attività del concorrente.

La Cassazione, peraltro, ha precisato anche che “può considerarsi parassitaria  anche un’attività che, in un unico momento, imiti “tutte” le iniziative prese dal concorrente“. Ha inoltre precisato che “non è necessaria la ripetitività nel tempo di più atti imitativi, in quanto la sistematicità e continuità possono anche essere simultanee ed esprimersi nei caratteri quantitativi dell’imitazione, nei senso esattamente che “la creatività, la quale è il valore fondamentale che con il riconoscimento della concorrenza parassitaria come forma di concorrenza sleale si è voluto esaltare e proteggere, è parimenti vulnerata sia nel caso di una diluizione nel tempo di più atti ripetitivi, sia nella simultaneità di una loro manifestazione esteriore globale” (Cass. n. 13243/2004).

Il limite della tutela: l’attività imitata non deve essere ormai divenuta patrimonio comune del settore

La tutela offerta dalla Legge nei confronti dell’attività parassitaria non è tuttavia infinita. Tale tutela è infatti riconosciuta dalla giurisprudenza soltanto fino a quando si preservi il carattere dell’originalità dell’attività da tutelare. 

Se l’attività è divenuta ormai patrimonio comune del settore non è riconosciuta tutela

Per la Corte di Cassazione, infatti (ancora Cass. n. 13243/2004) “l’imitazione può considerarsi illecita soltanto se effettuata a “breve distanza di tempo” da ogni singola iniziativa del concorrente (nellaconcorrenza parassitaria diacronica) o dall’ultima e più significativa di esse (in quella sincronica), là dove per “breve” deve intendersi quell’arco di tempo per tutta la durata del quale l’ideatore della nuova iniziativa ha ragione di attendersi utilità particolari (di incassi, di pubblicità, di avviamento) dal lancio della novità, ovvero fino a quando essa è considerata tale dal pubblico dei clienti e si impone, quindi, alla loro attenzione nella scelta del prodotto” (cfr. anche Cass. 25607/2018).

Casistica recente: dalla pubblicità ambush all’imitazione sistematica dei prodotti del concorrente

La figura della concorrenza sleale parassitaria non è recente. L’attività parassitaria nel 2020 ha assunto connotazioni delle quali soltanto la giurisprudenza più recente si è occupata, con casi recenti di parassitarismo che presentano elementi di sicuro interesse (come, a titolo solo esemplificativo, la pubblicità ambush, approdata soltanto di recente nei nostri Tribunali).

Ad esempio, il Tribunale di Milano, con Sentenza del 23 aprile 2020, ha sanzionato con un risarcimento di euro 1.800.000,00 (un milioneottocentomila) una compagnia telefonica che, in concomitanza con l’uscita di un film di animazione con protagonista un piccolo robot, aveva effettuato pubblicità ambush, lanciando una campagna pubblicitaria che aveva come gadget proprio quel piccolo robot.

Ancora, il Tribunale di Milano, con Sentenza del 3 dicembre 2019, ha riconosciuto la concorrenza sleale parassitaria nella riproduzione fedele di un’ “app” per lo smartphone idonea a consentire il pagamento di somme di denaro con lo stesso smartphone.

Ancora, la Corte d’Appello di Trento – Bolzano, con Sentenza del 13 luglio 2019, ha ritenuto configurarsi concorrenza sleale parassitaria nel contegno dell’impresa che aveva sottratto ad un concorrente, nel tempo, lista clienti, informazioni commerciali, dipendenti e collaboratori, e si era posta sistematicamente nello stesso solco imprenditoriale.

Poco prima, il Tribunale di Venezia, in più provvedimenti ottenuti da questo Studio, aveva riconosciuto gli estremi della concorrenza parassitaria nella condotta di chi, sottraendo al concorrente risorse ed informazioni riservate, ne aveva sistematicamente imitato i prodotti più “performanti” sul mercato.

In particolare, da ultimo, si è ribadito che “la concorrenza sleale parassitaria, ricompresa fra le ipotesi previste dall’art. 2598 c.c., n. 3, consiste in un continuo e sistematico operare sulle orme dell’imprenditore concorrente attraverso l’imitazione non tanto dei prodotti ma piuttosto di rilevanti iniziative imprenditoriali di quest’ultimo, mediante comportamenti idonei a danneggiare l’altrui azienda con ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale; essa si riferisce a mezzi diversi e distinti da quelli relativi ai casi tipici di cui ai precedenti nn. 1 e 2 della medesima disposizione, sicchè, ove si sia correttamente escluso nell’elemento dell’imitazione servile dei prodotti altrui il centro dell’attività imitativa (requisito pertinente alla sola fattispecie di concorrenza sleale prevista dello stesso art. 2598 c.c., n. 1), debbono essere indicate le attività del concorrente sistematicamente e durevolmente plagiate, con l’adozione e lo sfruttamento, più o meno integrale ed immediato, di ogni sua iniziativa, studio o ricerca, contrari alle regole della correttezza professionale” (Cass. 25607/2018; Cass. 22118/2015).

Giovanni Adamo

CHIAMA LO 051.199.01.374

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