Franchising, no alla concorrenza interna

Franchising, no alla concorrenza interna: il Tribunale di Milano si pronuncia sul ruolo della buona fede nel contratto di affiliazione commerciale. 

Con Sentenza del 17 gennaio 2019, la Sezione V del Tribunale di Milano ha statuito principi che da queste pagine, da anni andiamo ripetendo.

Franchising: non è soltanto uno scambio tra royalties e sfruttamento di un marchio

A parere del Tribunale, in primo luogo, “Il contratto di affiliazione commerciale non costituisce negozio di mero scambio, che vede il pagamento di royalties come contropartita allo sfruttamento di una certa formula ed immagine commerciale“.

L’affiliazione commerciale come contratto fondato sulla collaborazione: profitti reciproci

Prosegue, il Tribunale, rilevando che “la natura del contratto di affiliazione commerciale, al contrario, è fortemente caratterizzata dalla collaborazione. Si tratta, cioè di una tipologia in cui l’affiliante, per il tramite delle filiali, ottiene una maggior penetrazione territoriale per la vendita dei suoi prodotti o servizi, a fronte dell’ottenimento di una formula commerciale collaudata da parte dell’affiliato: entrambi perciò mirano ad instaurare un rapporto collaborativo di durata volto a generare reciproci profitti“.

Il ruolo essenziale della buona fede nel momento generico e, ancor più, in quello funzionale

Ed in tale contesto, secondo il Tribunale, molto più che in un contratto di mero scambio, emerge il ruolo essenziale rivestito dalla buona fede ex art. 1175 c.c. e 1375 c.c., nel momento genetico, ma ancor più in quello funzionale.

L’affiliante deve predisporre una rete commerciale equilibrata: NO alla concorrenza intestina

Statuisce, il Tribunale, che tutto ciò “implica l’obbligo dell’affiliante a predisporre una rete commerciale equilibrata sul territorio al fine di garantire, da un lato, nel proprio interesse, una più efficace penetrazione dello stesso, dall’altro, nell’interesse di controparte, onde evitare una concorrenza intestina tra affiliati. Ciò è confermato dall’art 4, lettere d ed e della L. n. 129/2004, il quale prevede tra gli obblighi dell’affiliante quello di consegna della lista degli affiliati e la comunicazione annuale sulle variazioni. Tale obbligo vale anche nell’ambito di un gruppo di società. Cioè l’obbligo di esclusiva e, più in generale, la prevenzione di concorrenza interna, deve intendersi riferito al gruppo, interamente considerato“.