Critica giudiziaria e diffamazione

Diritto di Critica giudiziaria e diffamazione – Criticare un provvedimento è diffamazione? – Si può criticare un magistrato?

Giovanni Adamo

Critica giudiziaria e diffamazione

Si pronuncia il Tribunale di Lecce con una Sentenza del 22 luglio 2020 in materia di rapporto tra critica giudiziaria e diffamazione. Il Tribunale si pone l’interrogativo se criticare un provvedimento integra diffamazione e se sia possibile, ed in quali termini, criticare un magistrato.

Si può criticare un Magistrato? La vicenda

La vicenda traeva origine dalla domanda risarcitoria avanzata da un Magistrato con funzioni di Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Trani nei confronti di un giornalista televisivo e blogger, che gli aveva rivolto delle frasi, ritenute diffamatorie e lesive, sul proprio profilo Facebook. La frase incriminata, in particolare, era la seguente: “tal xxx, PM di yyy, da anni butta i nostri soldi con inchieste su Wall Street, Amex, Mps, ora sui vaccini. Perché nessuno lo caccia?

Critica giudiziaria e diffamazione – Criticare un provvedimento è diffamazione?

Richiamando l’orientamento della Suprema Corte, il Tribunale rammentava che è configurabile una condotta diffamatoria, fonte di responsabilità civile, solo in presenza di espressioni che, in quanto gravemente infamanti e inutilmente umilianti, trasmodino in una mera aggressione verbale del soggetto criticato.

Il Magistrato, poi, chiariva che in materia di diffamazione a mezzo stampa “ricorre l’esimente del diritto di critica giudiziaria allorchè sussista il requisito della verità del fatto riferito e criticato, l’interesse pubblico alla notizia e la continenza espressiva aggiungendo che, “secondo orientamento consolidato, il diritto di critica dei provvedimenti giudiziari e dei comportamenti dei magistrati deve essere riconosciuto nel modo più ampio possibile, non solo perché la cronaca e la critica possono essere tanto più larghe e penetranti, quanto più alta è la posizione dell’homo publicus oggetto di censura e più incisivi sono i provvedimenti che può adottare, ma anche perché la critica è l’unico reale ed efficace strumento di controllo democratico dell’esercizio di una rilevante attività istituzionale che viene esercitata in nome del popolo italiano da persone che, a garanzia della fondamentale libertà della decisione, godono giustamente di ampia autonomia ed indipendenza (ex multis Cass. n. 23771).

In relazione al requisito della continenza, poi, nel diritto di critica è superato in presenza di espressioni che, in quanto gravemente infamanti e inutilmente umilianti, trasmodino in una mera aggressione verbale del soggetto criticato , tale per cui il contesto nel quale la condotta si colloca non può in alcun modo scriminare l’uso di espressioni che si risolvono nella denigrazione della persona in quanto tale. (Cass., Sez. V, 23 febbraio 2011, n. 15060, ivi, n. 250174).

La decisione

Nel caso di specie il Tribunale accertava che la condotta del giornalista risultava scriminata dal diritto di critica giudiziaria, poiché ritenuti sussistenti i requisiti di verità dei fatti riferiti e criticati, l’interesse pubblico alla notizia e la continenza espressiva, e pertanto rigettava la domanda condannano l’attore alle spese di lite.

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