Diffamazione anche senza nominare il diffamato

Diffamazione anche senza nominare il diffamato – Nuova Sentenza della Corte di Cassazione del 5 maggio 2020

Diffamazione anche senza nominare il diffamato – La Corte di Cassazione si è occupata di diffamazione, ed in particolare di diffamazione a mezzo stampa, rilevando come non sussista la necessità che un soggetto sia nominativamente indicato, per configurare il reato di diffamazione. E’ sufficiente, in particolare, che il soggetto passivo del reato sia comunque individuabile.

E’ sufficiente che il soggetto passivo sia individuabile

Per la Corte di Cassazione, in particolare, “In tema di risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, non è necessario che il soggetto passivo sia precisamente e specificamente nominato, purché la sua individuazione avvenga, in assenza di una specifica indicazione nominativa, attraverso tutti gli elementi della fattispecie concreta (quali le circostanze narrate, oggettive e soggettive, i riferimenti personali e temporali e simili), desumibili anche da fonti informative di pubblico dominio al momento della diffusione della notizia offensiva diverse da quelle della cui illiceità si tratta, se la situazione di fatto sia tale da consentire al pubblico di riconoscere con ragionevole certezza la persona cui la notizia è riferita” (la Corte richiama, poi, ad ulteriore sostegno, quali orientamenti confermativi, quelli espressi da Cass., 26 ottobre 2017, n. 25420; Cass., 27 agosto 2015, n. 17207; Cass., 28 settembre 2012, n. 16543; Cass., 6 agosto 2007, n. 17180).

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Dei precedenti richiamati, particolarmente rilevante risulta, poi, Cass. 26 ottobre 2017, n. 25420, in materia di elemento soggettivo della diffamazione, per la quale “in relazione, poi, alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di diffamazione, la Corte territoriale – alla stregua dell’accertamento sintetizzato al p. 2.2. del “Rilevato che”, cui si rinvia – ha fatto corretta applicazione del principio per cui, in tema di diffamazione, è necessario e sufficiente che ricorra il dolo generico, anche nelle forme del dolo eventuale, cioè la consapevolezza di offendere l’onore e la reputazione altrui, la quale si può desumere dalla intrinseca consistenza diffamatoria delle espressioni usate (Cass., 20 dicembre 2007, n. 26964, che richiama la giurisprudenza penale di questa Corte in materia)“.

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