Dipendente infedele e responsabilità

Dipendente infedele e responsabilità – Nuova Sentenza del Tribunale di Roma del 18 giugno 2020

Dipendente infedele e responsabilità – Si pronuncia ilTribunale di Roma l con una Sentenza del 18 giugno 2020 in materia di presupposti di responsabilità del dipendente per attività esercitata in presunto contrasto con i doveri di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c. e, comunque, per concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c.

La vicenda

L’impresa xxx si opponeva al decreto ingiuntivo notificatole da un suo dipendente per mancato pagamento di TFR e competenze di fine rapporto, rilevando la intervenuta violazione, da parte del dipendente, dell’obbligo di fedeltà. Ciò in quanto Egli avrebbe sottratto materiale aziendale al fine di “preparare” il successivo avvio di una attività di impresa in proprio. Si costituiva il presunto dipendente infedele, opponendosi alle domande avversarie e rilevando, in particolare, che Egli non avrebbe poi avviato alcuna attività di impresa, ma sarebbe poi divenuto lavoratore dipendente per una nuova impresa terza.

Le valutazioni del Tribunale

Secondo il Tribunale, in relazione al dipendente infedele, “Ai fini della configurabilità di una violazione dell’obbligo di fedeltà previsto dall’art. 2105 cod. civ., che si specifica nel divieto di concorrenza nei confronti del prestatore di lavoro subordinato – divieto che riguarda non già la concorrenza che il prestatore, dopo la cessazione del rapporto, può svolgere nei confronti del precedente datore di lavoro, ma quella svolta illecitamente nel corso del rapporto di lavoro, attraverso lo sfruttamento di conoscenze tecniche e commerciali acquisite per effetto del rapporto stesso – non sono sufficienti gli atti che esprimano il semplice proposito del lavoratore di intraprendere un’attività economica concorrente con quella del datore di lavoro, essendo invece necessario che almeno una parte dell’attività concorrenziale sia stata compiuta, così che il pericolo per ildatore di lavoro sia divenuto concreto durante la pendenza del rapporto“.

Nel caso di specie, pertanto, il Tribunale rigettava l’opposizione, non ritenendo dimostrato lo svolgimento, da parte del presunto dipendente infedele, attività concorrenziale in violazione del dovere di fedeltà in costanza di rapporto contrattuale.

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