Segreti commerciali: nuova pronuncia del Tribunale di Milano

Segreti commerciali e concorrenza sleale

Segreti commerciali – Il Tribunale delle Imprese di Milano fornisce una particolare applicazione dell’art. 99 c.p.i. (Codice della proprietà industriale), in una pronuncia recentissima (7 settembre 2019) in tema di concorrenza sleale.

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L’attrice lamentava l’illecito utilizzo di propri dati da parte di alcune società con cui aveva precedentemente stipulato contratti di agenzia e subagenzia.

L’art. 99 c.p.i. afferma: Ferma la disciplina della concorrenza sleale, il legittimo detentore dei segreti commercialidi cui all’articolo 98, ha il diritto di vietare ai terzi, salvo proprio consenso, di acquisire, rivelare a terzi od utilizzare, in modo abusivo,tali segreti, salvo il caso in cui essi siano stati conseguiti in modo indipendente dal terzo. 1-bis. L’acquisizione, l’utilizzazione o la rivelazione dei segreti commerciali di cui all’articolo si considerano illecite anche quando il soggetto, al momento dell’acquisizione, dell’utilizzazione o della rivelazione, era a conoscenza o, secondo le circostanze, avrebbe dovuto essere a conoscenza del fatto che i segreti commerciali erano stati ottenuti direttamente o indirettamente da un terzo che li utilizzava o rivelava illecitamente ai sensi del comma 1”.

Il Tribunale, nella pronuncia in discorso, suggerisce un’interpretazione dell’art. 99 c.p.i. che tenga conto anche di quanto disposto dall’art. 39 del Trips (The Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights)relativo ai diritti di proprietà intellettuale.

Per il Tribunale, infatti,il contenuto della prescrizione di cui all’art. 99 c.p.i. (“acquisizione o rivelazione in modo abusivo”) va interpretato alla luce dell’art. 39 dei Trips, che individua tale illecito nella “violazione di contratto, abuso di fiducia o istigazione alla violazione; l’espressione comprende l’acquisizione di informazioni segrete da parte di terzi che sapevano o hanno commesso una grave negligenza nel non sapere che l’acquisizione implicava tali pratiche” (art. 39 Trips ). La pratica acquisitiva utilizzata, come si è detto, nella sua evidente anomalia è intrinsecamente sintomatica della consapevolezza di agire in modo gravemente scorretto, svincolato come è da un rapporto biunivoco con un solo profilo cliente, ed in obiettiva assenza di un mandato dei clienti, che non risulta provato”.

Sostanzialmente irrilevante, poi, secondo il Tribunale, che si siano adottate o meno misure di protezione dei dati. L’utilizzo improprio dei dati stessi, infatti, può essere desunto anche dai rapporti intercorrenti tra le parti.

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