Il franchisor non può fare concorrenza al franchisee

Il franchisor non può fare concorrenza al franchisee – Buona fede e correttezza nel franchising – Attività concorrenziali del franchisor – Esecuzione del contratto di franchising

di Giovanni Adamo

La Corte d’Appello di Milano si pronuncia sul tema del contratto di franchising e della necessità di collaborazione e sinergia tra le due parti del rapporto, che va sempre eseguito con lealtà, e secondo buona fede e correttezza.

In particolare, la Corte ha sancito che il franchisor non può fare concorrenza al franchisee: le attività concorrenziali del franchisor devono sottostare a limiti ben precisi e non possono, comunque, snaturare il rapporto.

La vicenda

Il franchisor, gerente una catena di supermercati, aveva aperto una serie di punti vendita diretti che effettuavano attività in concorrenza con quelle del franchisee. Inoltre, nell’ambito dei punti vendita diretti si riscontravano attività concorrenziali del franchisor, quali promozioni, sconti e prezzi che non sarebbero stati in alcun modo sostenibili dal franchisee.

L’orientamento della Corte d’Appello: il franchisor non può fare concorrenza al franchisee

Secondo la Corte d’Appello, “la decisione impugnata risulta avere correttamente esaminato, alla luce delle prove assunte in giudizio (testimoni e documenti), il tema della violazione dell’obbligo di protezione e di buona fede nell’esecuzione del contratto da parte del franchisor XX, con specifico riferimento ai prezzi “consigliati” al franchisee, in raffronto all’offerta, da parte della medesima YY, di condizioni di vendita più vantaggiose rispetto a quelle praticate dall’affiliata“.

Buona fede e correttezza nel franchising – modalità di esecuzione del contratto di franchising

La Corte d’Appello, poi, si occupa delle modalità di esecuzione del contratto di franchising e del ruolo dei doveri di buona fede e correttezza nel franchising. Per la Corte, “in sintesi, va confermata la decisione impugnata, laddove la stessa ha indentificato nel comportamento di GS un illegittimo contrasto con la causa del contratto di franchising, che risiede, come noto, nella comunità di scopo tra imprenditori, da realizzarsi attraverso la condivisione fiduciaria di conoscenze e pratiche tecniche e commerciali di titolarità del franchisor, al fine di un comune ampliamento della rete di vendita ai clienti finali, tramite la promozione dell’immagine della catena distributiva“.

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