Pratiche commerciali scorrette e diritto alimentare

 La direttiva 633/2019

Pratiche commerciali scorrette e diritto alimentare: Il 25 aprile 2019 la Proposta di Direttiva n. 173/2018, introdotta dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, avente come obiettivo quello di contrastare le pratiche commerciali scorrette nei rapporti commerciali business – to – business tra imprese della filiera alimentare ed agricola, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale UE come Direttiva n. 633/2019 (CONSULTA TESTO DIRETTIVA)

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La direttiva UTPs (Unfair Trade Practices), che trova attuazione nei confronti dei prodotti agricoli ed alimentari, così come elencati nell’Allegato I del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, suddivide le pratiche commerciali scorrette nella filiera agroalimentare in due liste note con il nome di Black list” e “Gray list”.

Pratiche commerciali scorrette e diritto alimentare: Lista “nera” e lista “grigia”

La prima elenca le pratiche sleali categoricamente vietate, affermando che “gli Stati Membri debbono provvedere affinchè le seguenti pratiche siano vietate

a) restituzioni da parte dell’acquirente al fornitore di prodotti agricoli e alimentari rimasti invenduti, senza corrispondere alcun pagamento per tali prodotti invenduti o senza corrispondere alcun pagamento per il loro smaltimento, o entrambi;

b) richieste al fornitore di effettuare un pagamento come condizione per l’immagazzinamento, l’esposizione, l’inserimento in listino dei suoi prodotti agricoli e alimentari, o per la messa a disposizione sul mercato;

c) richieste indirizzate al fornitore da parte dell’acquirente di farsi carico, in toto o in parte, del costo degli sconti sui prodotti agricoli e alimentari venduti dall’acquirente come parte di una promozione;

d) l’acquirente richiede al fornitore di pagare i costi della pubblicità, effettuata dall’acquirente, dei prodotti agricoli e alimentari;

e) richieste indirizzate al fornitore da parte dell’acquirente di pagare i costi del marketing, effettuato dall’acquirente, dei prodotti agricoli e alimentari;

f) richieste indirizzate al fornitore da parte dell’acquirente di pagare i costi del personale incaricato di organizzare gli spazi destinati alla vendita dei prodotti del fornitore.

La “Gray list”, invece, contiene una indicazione delle pratiche commerciali “condizionate”, vale a dire di quelle attività consentite solamente nella misura in cui non siano retroattivamente introdotte o ancora definite i modo non trasparente al momento della conclusione del contratto.

La Direttiva n. 633/2019, in vigore dal 30 aprile 2019, non è stata, tuttavia, priva di critiche. Di fatti, nonostante l’articolo 2 del Regolamento UE n. 178/2002 definisca cosa debba intendersi per “alimento”, esso rimane pur sempre un concetto variabile a seconda degli usi e delle tradizioni nazionali. La Direttiva, poi, presente una ulteriore criticità laddove non contiene una definizione univoca di pratica commerciale scorretta nella filiera agroalimentare.

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