Non  usare il nome di Maradona invano

Merchandising – Il Tribunale Civile di Milano condanna Dolce e Gabbana al risarcimento dei danni in favore dello storico n. 10 del Napoli Diego Armando Maradona.

La vicenda:

Nel corso di una sfilata degli stilisti Dolce & Gabbana organizzata nel luglio 2016 a Napoli, una modella aveva sfilato indossando una maglia di colore azzurro con il numero 10 sulle spalle, richiamando inevitabilmente i colori della squadra della città e la figura del noto calciatore Diego Armando Maradona, divenuto ormai simbolo del club partenopeo.

A seguito anche della diffusione di tale immagine su vari media nazionali ed internazionali, il Pibe de Oro contestava a D&G l’utilizzo del proprio nome a scopo commerciale senza preventivo consenso. Si sarebbe trattato, dunque, di un’attività di merchandising svolta con modalità illecite e non rispettose dei diritti di Maradona.

Merchandising – La decisione del giudice

Con sentenza n. 11374 del 9 dicembre 2019, il Tribunale Civile di Milano ha accolto la richiesta di risarcimento del danno azionata dal calciatore argentino.

A sostegno di tale decisione il Tribunale evidenziava che attraverso l’uso del nome di Maradona, D&G se ne sfruttava in modo indebito notorietà ed appeal agli occhi del pubblico traendone un conseguente vantaggio economico, atteso che la clientela sarebbe stata erroneamente portata ad inferire l’esistenza di una partnership commerciale tra D&G e l’attore, vista la perdurante presenza sui media nonché sul sito webdella casa di moda della maglia “10”.

E che perciò l’utilizzo di un elemento decorativo riproducente l’altrui segno distintivo o nome, determina quantomeno un’associazione con quest’ultimo.

Ancora il Tribunale chiariva che “se poi si tratta di segno famoso, anche e soprattutto in campo non commerciale, che veicola, al pari di quello di cui si controverte, particolari suggestioni di fascino storico e di eccellenza calcistica non può essere liberamente consentito a terzi imprenditori di farne uso alcuno, senza il consenso dell’avente diritto”.

Accertato, per cui, che “l’uso nome di Maradona era esplicitamente finalizzato ad appropriarsi, nella collezione di D&G, proprio di quelle componenti attrattive insite nel richiamo alla prestigiosa storia sportiva del mitico calciatore” e che tale condotta al fine di trarre vantaggio dallo sfruttamento parassitario dell’altrui notorietà“non è ritenuta conforme alle regole di buon funzionamento del mercato”, il Tribunale ha condannato Dolce e Gabbana al pagamento del danno e delle spese di lite in favore del calciatore Argentino.

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