Insultare su Facebook costa 12000 euro

Insultare su Facebook costa 12000 euro – Tribunale di Roma, 9 agosto 2019

Insultare su Facebook costa 12000 euro – Il Tribunale di Roma, con Sentenza del 9 agosto 2019, si è pronunciato in materia di ingiuria e diffamazione su Facebook, condannando il convenuto alla corresponsione di un risarcimento consistente.

La vicenda

Tizio, sulla propria pagina Facebook normalmente impiegata per formulare critiche di natura politica, formulava un “post” critico rispetto all’attività del Presidente della Repubblica.

Caio, ritenendo evidentemente non corrette le affermazioni di Tizio, dissentiva in maniera piuttosto vivace dalle stesse, formulando anche epiteti quali “collione” (così nel testo) e simili.

Tizio, ritenendosi leso, agiva avanti il Tribunale di Roma richiedendo il risarcimento del danno subìto.

Insultare su Facebook e diritto di critica (politica) –

Ritiene il Tribunale che “il diritto di critica, quale declinazione della libertà di manifestazione del pensiero, è da ritenersi un ineludibile presidio democratico, garanzia della genuinità di ogni forma di dibattito pubblico, non solo politico, ed a prescindere dagli spazi in cui viene in concreto esercitato; l’argomentazione critica, il dissenso, la confutazione, incontrano tuttavia dei limiti che in linea generale non consentono di giustificare atteggiamenti di eccessiva violenza verbale o di istigazione alla brutalità fisica, e più in particolare sono dettati dallo specifico contesto personale ed ambientale entro il quale la comunicazione avviene“.

Nel caso di specie, il Tribunale valutava che “lo specifico ambito in cui è avvenuta la comunicazione non rende accettabili le espressioni usate…. più in generale risulta decontestualizzato il tono aggressivo utilizzato, che colpisce inoltre per la totale povertà di contenuti effettivamente critici, e che pertanto non si può neppure considerare uno strumento funzionale allo scopo di veicolare con maggiore efficacia un pensiero contrario a quello espresso da Tizio, e risulta in ultima analisi una gratuita manifestazione di disprezzo, più che un motivato atto di dissenso“.

Il risarcimento

Il Tribunale impiega poi i criteri ormai invalsi presso la giurisprudenza di legittimità al fine di quantificare il danno: la portata del patimento psicologico; la provenienza delle offese; la loro destinazione ad una platea comunque contenuta di utenti; ed infine, la complessiva banalità delle offese, generiche, non puntuali, non circostanziate, non validamente argomentate.

Si ritiene che alla luce di tali riflessioni il danno possa essere ristorato mediante l’attribuzione della somma di euro 12.000,00 espressa in valori attuali e comprensiva del danno da ritardo e degli interessi compensativi medio tempore maturati“.

CLICCA QUI PER APPROFONDIMENTI SULLA DIFFAMAZIONE

CHIAMA LO 051.199.01.374

CONTATTACI