Franchising e clausola penale: può essere ridotta ad equità

Franchising e clausola penale: deve ridursi in caso di prestazione parzialmente eseguita

Franchising e clausola penale – Inadempimento del franchisee – Riduzione ad equità – art. 1384 c.c. – Prestazione parzialmente eseguita – Il Tribunale di Torino ha analizzato il tema dell’inadempimento del franchisee nell’ambito del contratto di franchising, e delle modalità di applicazione della clausola penale, ed in particolare della possibilità di una sua riduzione ad equità, in una Sentenza del 3 settembre 2020.

La vicenda

L’inadempimento del franchisee risultava accertato (il franchisee, in particolare, aveva anche commercializzato beni in concorrenza con il franchisor) e la risoluzione era avvenuta mediante dichiarazione del Franchisor di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa. Tuttavia il franchisee richiedeva l’applicazione dell’art. 1384 (riduzione d’ufficio dell’ammontare della penale), atteso il fatto che il contratto, di durata decennale, era ormai prossimo alla scadenza prestabilita.

Franchising e clausola penale – Le valutazioni del Tribunale di Torino

Iniquo applicare la penale per intero se il contratto era in scadenza

Franchising e clausola penale – Secondo il Tribunale, in particolare, “L’istanza di riduzione a equità è fondata. Ai sensi dell’art. 1384 c.c., la penale può essere ridotta a equità, oltre che nei casi di manifesta eccessività, anche quando v’è stato parziale adempimento dell’obbligazione. Com’è stato osservato in giur. (Cass. 21.10.1991 n. 11115; Cass. 5.8.2002 n. 11710), in caso di adempimento parziale, il potere di riduzione deve esercitarsi, “tenendo presente l’interesse patrimoniale che il creditore avrebbe avuto all’esecuzione totale” e le minori utilità contrattuali che egli ha conseguito o può conseguire, poiché il creditore non può al tempo stesso pretendere sia la prestazione principale sia la penale per inadempimento (art. 1383 c.c.). È noto che la risoluzione del contratto per inadempimento, nei contratti che hanno esecuzione continuata o periodica, non ha effetto per le prestazioni già eseguite o di cui sono maturate le condizioni di esigibilità (art. 1458 c.c.). Pertanto, il criterio dell’alternatività tra la prestazione principale e la penale comporta che la penale per la risoluzione contrattuale possa esigersi fondatamente soltanto per il tratto successivo, in cui il contratto non ha potuto avere esecuzione, poiché diversamente la parte non inadempiente riceverebbe un’ingiustificata duplicazione. Nel caso di specie, il contratto ha avuto inizio d’esecuzione il 21.3.2007, data di cessione dell’azienda da X a Y, e aveva una durata prevista decennale (art. 28), senza alcuna previsione di tacito rinnovo. La risoluzione, intimata in data 24.5.2016, è pertanto intervenuta a dieci mesi circa dalla naturale scadenza del contratto, cosicché appare manifestamente iniqua e da ridurre a equità la pretesa del franchisor di tre annualità piene di royalties contrattuali“.

CHIAMA LO 051.199.01.374

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