CAI: La cancellazione d’urgenza

CAI: la cancellazione d’urgenza – cos’è l’Archivio CAI

Cai: la cancellazione d’urgenza ex art. 700 c.p.c. – La CAI è un archivio informatizzato presente presso la Banca d’Italia (QUI la disciplina e le  regole di funzionamento), all’interno del quale vengono segnalati i mancati pagamenti di assegni bancari emessi senza provvista, ed in relazione ai quali, nei 60 giorni dall’avviso dato dalla banca al proprio correntista (rectius: dalla negoziazione dell’assegno nell’ambito di apposita stanza di compensazione), quest’ultimo non abbia provveduto ad effettuare il pagamento dell’importo dovuto al creditore (c.d. importo facciale), maggiorato di interessi al tasso legale e di penale del 10% dell’importo facciale. Decorsi i 60 giorni dalla negoziazione in stanza di compensazione il nominativo del debitore viene iscritto nell’archivio CAI.

La iscrizione genera effetti estremamente pregiudizievoli, in quanto le Banche usualmente richiedono al correntista il rientro da fidi, castelletti, aperture di credito etc., e certamente la segnalazione alla CAI pregiudica in modo drammatico il rating creditizio del cliente.

La segnalazione alla CAI:  i casi

Cai: la cancellazione d’urgenza ex art. 700 c.p.c. – Nella maggior parte dei casi l’iscrizione di un correntista alla CAI da parte di una Banca non presenta irregolarità di sorta: il cliente ha effettivamente emesso un assegno in difetto di provvista, non ha provveduto alla regolarizzazione della posizione con il proprio creditore, e dunque da ciò consegue automaticamente la segnalazione alla CAI, peraltro perfettamente coincidente con la ratio delle norme che la prevedono. Punto essenziale, quello appena menzionato. La ratio delle previsioni disciplinanti l’iscrizione alla CAI è proprio quella di sanzionare l’emittente di assegni “a vuoto” e prevenire la ulteriore emissione di assegni da parte di quest’ultimo. Tuttavia vi sono svariati altri casi nei quali, seppure la iscrizione alla CAI può dirsi effettuata in modo “formalisticamente” legittimo, la segnalazione non rispecchia fedelmente la situazione. Si pensi, ad esempio, ai casi nei quali il debitore ha effettivamente pagato il creditore nei termini indicati dalla Legge, ma negli stessi termini non ha fornito alla Banca l’originale autenticato della dichiarazione del creditore, avendone trasmesso solo una copia; o al caso della ritardata trasmissione della quietanza da parte del beneficiario dell’assegno; oppure, ancora, ai casi nei quali il difetto di provvista, poi effettivamente “coperto” nei termini, era talmente minimale (si pensi ad una differenza di un Euro) da rendere del tutto sproporzionata l’entità dei disagi del correntista a seguito dell’iscrizione alla CAI. Tutti casi nei quali, a fronte della impossibilità o del rifiuto della Banca di rettificare la propria segnalazione, l’unica possibilità di impedire il generarsi di ulteriore pregiudizio è un intervento giudiziale in via d’urgenza.

CAI – La cancellazione d’urgenza – L’orientamento della giurisprudenza

La giurisprudenza si è più volte pronunciata in merito alla cancellazione d’urgenza dalla CAI.  Preliminarmente va osservato che dopo alcune pronunce che inizialmente hanno negato l’ammissibilità dello strumento cautelare di cui all’art. 700 c.p.c. nel caso di specie (secondo dette pronunce tale norma non sarebbe stata applicabile in quanto il Cod. Privacy offrirebbe tutele specifiche, e dunque da applicare in via primaria rispetto all’art. 700 c.p.c., norma di applicazione residuale), l’orientamento giurisprudenziale maggioritario riconosce ormai la possibilità di agire con la tutela cautelare atipica.

Ciò detto, sono stati decisi, a titolo esemplificativo, i casi di

  •  mancata trasmissione della quietanza: il Tribunale di Milano, Ord. 15 ottobre 2014, ha ritenuto che sul correntista debbano ricadere le conseguenze di comportamenti sotto il suo controllo (l’emissione dell’assegno privo di provvista ed il successivo pagamento degli importi dovuti), e non quelli nella disponibilità altrui (la trasmissione della quietanza da parte del beneficiario);
  • presentazione per l’incasso oltre il termine utile: il Tribunale di Roma, Ord. 23 maggio 2014, ha statuito che per la segnalazione alla CAI occorre che l’assegno sia comunque stato presentato per l’incasso entro otto giorni (o quindici, se in altro Comune) dal termine per il pagamento;
  • mancanza di data nell’assegno: in questo caso, il Tribunale di Bergamo, Ord. 9 agosto 2012, ha rilevato la illegittimità della iscrizione alla CAI, in quanto il titolo privo di data è invalido;
  • pagamento di importo facciale ed oneri, ma omessa o tardiva dimostrazione alla Banca: in questo caso il Tribunale di Bologna, Ord. 1 settembre 2005, ha statuito che, pur in presenza di iscrizione legittima del correntista alla CAI, non sussistevano le condizioni sostanziali per il mantenimento della stessa, riconoscendo pertanto il diritto del correntista alla cancellazione del proprio nominativo, anche ex post.

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