Affitto e Covid-19

Ottenuto il primo provvedimento di sospensione delle garanzie

Affitto e Covid-19: il Tribunale di Roma ha disposto in via cautelare, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., l’inibitoria alla escussione, da parte della Proprietà, della fideiussione a garanzia dei canoni di affitto di ramo d’azienda.

La vicenda

L’impresa X, titolare di un’attività di rivendita di beni al dettaglio nell’ambito di un Centro Commerciale, subiva l’interruzione della propria attività commerciale nell’ambito dei noti provvedimenti governativi di contrasto all’emergenza Covid-19.

Dalla paralisi dell’attività conseguivano intuibili problematiche di liquidità tali da mettere in seria difficoltà la stessa prosecuzione dell’attività di impresa.

In tale quadro, un ruolo essenziale era rivestito dai canoni di affitto di ramo d’azienda, certamente non commisurati alla “nuova” situazione.

Affitto e Covid-19 – Le richieste formulate in via cautelare

L’impresa X richiedeva, così, al Tribunale di Roma, un provvedimento di inibitoria all’escussione della fideiussione, nonché, comunque, di sospensione dell’obbligazione di pagamento dei canoni di affitto di ramo d’azienda, quantomeno sino alla conclusione dell’emergenza Covid-19.

Affitto e Covid-19  – Le statuizioni del Tribunale di Roma

Inibita inaudita altera parte l’escussione della fideiussione

Il Tribunale, rilevato che “La concessione della misura è slegata da una valutazione dei profili del humus boni iris e del periculum in mora, ed è ancorata alla sola fattispecie del possibile pregiudizio all’attuazione dell’eventuale provvedimento di accoglimento nelle more della convocazione, e ciò in quanto tale misura è destinata ad essere superata dal successivo provvedimento adottato all’esito della instaurazione del contraddittorio, ordina, inaudita altera parte, a parte resistente di non porre in essere alcuna azione volta alla escussione delle fideiussioni bancarie n. yyy e zzz rilasciate da xyz“.

Le parti sollecitate ad una soluzione concordata

Il Tribunale, poi, ritiene altresì di “sollecitare le parti – prescindendo in questa sede in toto da qualsivoglia valutazione sulla fondatezza del ricorso – a valutare la possibilità di giungere ad una soluzione concordata della vertenza, gestendo la questione in via stragiudiziale“.

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