U-Mask e Antitrust: è pubblicità ingannevole?

U-Mask e Antitrust: è pubblicità ingannevole? – Per l’Autorità Garante sarebbe “sfruttamento del clima emergenziale” – Procedimento cautelare antitrust – Occorre la prova della correttezza del contegno commerciale

di Gaetano Travia e Giovanni Adamo

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti delle società U-Earth Biotech Ltd e Pure Air Zone Italy S.r.l. produttrici delle mascherine “U-Mask”.

U-Mask e Antitrust: è pubblicità ingannevole?

Il fatto contestato alle società consisterebbe in una eccessiva enfatizzazione dell’efficacia protettiva del prodotto dalle stesse venduto che, secondo l’AGCM, risulterebbe privo dei requisiti minimi per poter essere comparato ad un DPI (dispositivo di protezione individuale). La U-Mask sarebbe infatti registrata presso il Ministero della Salute come semplice dispositivo medico e la decantata “efficienza superiore, paragonabile a quella di una mascherina FFP3”, non si baserebbe, ad oggi, su alcuna evidenza scientifica.

In data 15 febbraio, avvalendosi della collaborazione dei militari della Guardia di Finanza, il Garante ha ordinato l’ispezione delle sedi della società.

In fase di instaurazione un procedimento cautelare antitrust

Come riporta la stessa AGCM in un comunicato stampa: Vista l’attualità della questione e la gravità della condotta, l’Autorità ha contestualmente avviato un subprocedimento cautelare, volto a verificare la sussistenza dei presupposti per la sospensione provvisoria di tale pratica, assegnando alle società un breve termine per la risposta”.

Secondo il Garante, a giustificazione dell’apertura di un procedimento cautelare antitrust, vi sarebbe lo sfruttamento del clima emergenziale al fine di promuovere la vendita e stimolare una lievitazione dei prezzi delle U-Mask.

Occorre la prova della correttezza del contegno commerciale

Le società coinvolte nel procedimento si troveranno, presumibilmente, nella posizione in cui occorre la prova della correttezza del proprio contegno commerciale, dimostrando, ad esempio, che le capacità protettive della mascherina siano effettive. Se da un lato, infatti, la U-Mask potrebbe non godere dei requisiti burocratici affinché possa avvalersi della denominazione “DPI”, ciò non implica, dall’altro, un reale pericolo per l’incolumità dei suoi utilizzatori.

Va da se che all’eventuale successo delle U-Mask in sede di valutazione delle qualità del prodotto conseguirebbe, a rigor di logica, una parallela presunzione di veridicità rispetto a quanto pubblicizzato e, dunque, l’infondatezza delle accuse.

Il codice del consumo definisce la pubblicità ingannevole come “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea ledere un concorrente”.

Ultimamente l’AGCM ha dovuto far fronte a numerosissimi episodi di pubblicità ingannevole, il cui proliferare si giustifica alla luce di un comprovato incremento da parte del consumatore delle ore spese di fronte ai dispositivi audiovisivi in periodo di lockdown. L’autorità ha fatto fronte al fenomeno avviando procedimenti cautelari, come nel caso di specie, nei confronti degli autori delle pratiche ingannevoli, e richiamando l’attenzione del consumatore perchè per primo possa guardarsi dal cadere in simili trappole.

Sul dominio internet dell’AGCM è possibile consultare un elenco costantemente aggiornato delle “Pratiche commerciali scorrette e pubblicità”, uno strumento essenziale per mettere il consumatore nelle condizioni di valutare l’affidabilità delle inserzioni pubblicitarie.

Da ultimo, come riporta lo stesso sito web dell’AGCM, “Vengono inoltre contestate altre omissioni e ambiguità nelle informazioni presenti sul sito in relazione al diritto di recesso, al foro del consumatore, alla garanzia legale di conformità e al meccanismo extra-giudiziale di reclamo e ricorso”.

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