Sviamento di clientela e concorrenza sleale

Sviamento di clientela e concorrenza sleale – Viola il divieto di concorrenza sleale sottrarre clienti in violazione di un patto di non concorrenza

Sviamento di clientela e concorrenza sleale – Si pronuncia, con una sentenza del 3 dicembre 2019, il Tribunale di Lecco.

Sviamento di clientela e concorrenza sleale – La vicenda

Il Sig. X veniva assunto dalla Soc. Y per l’espletamento di incarichi caratterizzati da elevata specializzazione, per i quali riceveva apposita formazione.

Contestualmente, veniva sottoscritto dalle parti un patto mediante il quale si stabiliva l’obbligo per il Sig. X di “non prestare attività direttamente o indirettamente ed in qualsiasi forma e figura (..), in favore di soggetti (..), che svolgono attività di commercio e lavorazione di materiali siderurgici, metallurgici (..)”, e di notificare mediante lettera raccomandata alla Soc. Y il nome della Società per la quale svolgerà la propria attività, nel periodo di vigenza del patto.

Il patto prevedeva, inoltre, che in caso di violazione del divieto di concorrenza di cui sopra, il Sig. X avrebbe dovuto corrispondere una penale pari ad Euro 25.000,00, nonché Euro 100,00 per ogni giorno di ritardo nella comunicazione.

Il rapporto di lavoro si interrompeva quando, senza alcun apparente motivo, il Sig. X rassegnava le proprie dimissioni.

Successivamente, la Soc. Y scopriva che il Sig. X era stato assunto presso una Società concorrente, e che poneva in essere comportamenti idonei ad arrecare danno alla Soc. X.

Le statuizioni del Tribunale di Lecco

Secondo il Tribunale, i comportamenti posti in essere dal Sig. X, non solo costituiscono violazione del patto di non concorrenza concluso tra le parti, ma “risulta sufficiente provato che X si è avvalso delle conoscenze acquisite durante il precedente impiego lavorativo presso Y, con il chiaro fine di sottrarre la clientela del precedente datore di lavoro. Inoltre, egli ha violato l’art. 2598 c.c., adottando una condotta contraria alla correttezza professionale ponendo in essere comportamenti caratterizzati dalla slealtà dei mezzi utilizzati e cagionando danni ad Y”.

Ancora, citando il disposto di cui all’art. 2598 c.c., il giudice ha sottolineato gli elementi che devono sussistere per individuare un atto di concorrenza sleale, ed in particolare “compie atti di concorrenza sleale chiunque: (..) 3) si avvale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della concorrenza professionale”, statuendo, implicitamente, che non ogni comportamento posto in essere in violazione del patto di non concorrenza costituisce concorrenza sleale, ma solo quello posto in essere in violazione dei suindicati principi.

Con riferimento alla presunta nullità delle clausole penali, il Giudice ha sancito che “tali previsioni contrattuali non sono nulle ai sensi dell’art. 2125 c.c. in quanto tale norma attiene al tempo successivo alla cessazione del contratto e inoltre la nullità consegue all’assenza di un atto scritto: in difetto di tali elementi non è integrata la nullità”.

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