Revenge Porn e privacy – Quale tutela?

Revenge porn – Si pronuncia il Tribunale di Ravenna in materia di revenge porn”, ovvero la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti, che dal 9 agosto 2019, costituisce specifico reato anche in Italia.

La norma penale: l’articolo 612-ter c.p. stabilisce che “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, inviaconsegnacedepubblica o diffonde immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privatisenza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.  La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video li inviaconsegnacedepubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.”

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Tale inserimento normativo si è reso necessario al fine di contrastare la“moda”, sempre più dilagante, di diffondere foto e video hard, destinati a rimanere privati, senza nessun consenso dell’interessato, ledendo così la privacy, la reputazione e la dignità della vittima.

Prima di questa data, il vuoto normativo era, invece, colmato dalla più fragile e generica tutela offerta ex art. 167del Codice della Privacy, rubricato “ Trattamento illecito di dati”.

Proprio a queste due diverse normative si è richiamato il Tribunale di Ravenna nel decidere un recente procedimento.

Il caso, avvenuto nel 2015 sotto la disciplina del Codice della privacy, aveva visto la diffusione tramite Whatsapp, da parte dell’ex fidanzato della vittima, di una foto che ritraeva quest’ultima durante un esplicito rapporto sessuale.

Secondo il Tribunale, “irrilevante appare la circostanza, addotta dalla difesa di parte convenuta, che XXX fosse consenziente allo scatto durante il rapporto intimo con il partner o che questa fosse o meno una pratica invalsa tra i due ragazzi durante i loro rapporti sessuali, circostanze assolutamente legittime e garantite dal fatto che gli scatti dovessero come evidente restare nella sfera privata dei partners. La circostanza che rileva nel caso di specie è esclusivamente la diffusione non autorizzata a terzi dell’immagine di XXX durante un rapporto sessuale esplicito con il partner

Il Tribunale ha, inoltre, specificato che, date le circostanze del caso, se la condotta in esame fosse stata successiva all’introduzione della nuova normativa, avrebbe senz’altro costituito ipotesi tipica di reato di revenge porn aggravato.

Correttamente, infine, il Tribunale pone l’accento sul “biasimo sociale, sulla vergogna e sulla gogna pubblica” che colpiscono spesso le vittime di questo genere di illeciti, e che talora le inducono anche al suicidio.

In ogni caso, e pur non ritenendo applicabile all’illecito in discorso la “nuova” normativa, il Tribunale ha comunque deciso un risarcimento cospicuo: 25.000 di risarcimento alla vittima, oltre alla refusione integrale delle spese processuali.

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