Maltrattamento di animali, tra associazionismo e tutela degli interessi collettivi e diffusi

Cierre Edizioni, Roma, 17 ottobre 2006

di Giovanni Adamo

La Legge 20 luglio 2004, n. 189 costituisce senz’altro uno strumento in più per la tutela degli animali dalle più barbare o crudeli forme di maltrattamento o di sfruttamento degli animali. Essa raggiunge l’importante traguardo di sanzionare tali condotte come “delitti” (la forma di reato più grave) invece che, come nel diritto previgente, quali semplici “contravvenzioni”. Muta, inoltre, radicalmente, il presupposto giuridico di fondo. Gli animali vengono finalmente tutelati in via diretta e non più mediata, in quanto – come nel regime pregresso – incrudelire verso di loro offende il comune sentimento di pietà umana. Vengono finalmente riconosciuti quali esseri “senzienti”, capaci di provare sofferenze che, se “ingiuste”, vanno sanzionate. Certamente si tratta di una legge – come tutti i provvedimenti generali – suscettibile di miglioramenti, correzioni, aggiustamenti (ad esempio relativamente alla certezza della applicazione della sanzione). Ma costituisce anche il punto di partenza per la elaborazione di prospettive e strategie di tutela ancora più efficaci, che possano idoneamente utilizzare la Legge 189, quale base per costruzioni giuridiche ed interpretative di “evoluzione”. E’ in questo solco che si inserisce il testo in commento, il quale ha il merito di partire dall’analisi di quanto stabilito dalla Legge 189, per poi compiere due passaggi essenziali ai fini della migliore tutela degli animali. Da un lato, l’analisi della possibilità di superamento di taluni limiti applicativi del Titolo IX-bis del Codice penale mediante la valorizzazione del ruolo dell’art. 727 c.p. nella sua nuova formulazione (che non è stato formalmente inserito in quel Titolo, e dunque probabilmente potrebbe non soffrire quelle limitazioni). Dall’altro, la ulteriore valorizzazione del ruolo dell’Associazionismo in materia animalista, che prende le mosse dall’art. 7 della Legge 189, per poi giungere al riconoscimento del ruolo delle Associazioni Animaliste maggiormente rappresentative quali Enti legittimati alla introduzione nel processo civile della tutela degli interessi “diffusi”. Quest’ultima prospettiva, in particolare, consentirebbe, ove favorevolmente vista dai Giudici civili, di bypassare il “monopolio” della tutela ex Legge 189 detenuto dal Pubblico Ministero, per consentire alle Associazioni la censura immediata ed effettiva, davanti al Giudice civile, di comportamenti massimamente lesivi dei diritti degli animali.

Ferma restando la validità dell’impianto generale della Legge 189, allora (soprattutto in materia di rimedi anche “cautelari”, come le possibilità – o talora gli obblighi – di sequestro e confisca degli animali nei casi di maltrattamento più efferati), il testo analizza possibilità “in più” e tutele “alternative”, così da consentire caso per caso l’utilizzo dello strumento migliore (civile o penale) per la protezione degli animali, da qualche anno esseri “senzienti”.

Maurizio Santoloci*

 

*Magistrato di Cassazione – Direttore dell’Ufficio Legale LAV, Lega Anti Vivisezione – Consulente, tra l’altro, del Ministero dell’Ambiente per i crimini ambientali e Membro della Commissione Ministeriale per la revisione del Testo Unico Ambientale.