Il danno da concorrenza sleale – come si calcola?

Nuova Sentenza del Tribunale di Ancona

Il danno da concorrenza sleale – Il Tribunale di Ancona si pronuncia con una recentissima Sentenza (del 2 settembre 2019), nella quale affronta la problematica dei criteri da impiegare per liquidare il danno da concorrenza sleale.

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I criteri da impiegare per liquidare il danno secondo il Tribunale

Secondo il Tribunale, “il risarcimento dei danni patiti da parte attrice deve avvenire secondo la previsione dell’art.125 CPI, quindi tenendo conto dei criteri generali di determinazione ivi enunciati e ricollegabili, alternativamente: 1) al mancato guadagno del titolare; 2) alla retroversione degli utili del contraffattore; e 3) al criterio della giusta royalty; quest’ultimo comunementericonosciuto come criterio residuale atto a risarcire il danno minimo, applicabile, cioè, quando non sia possibile o conveniente riferirsi agli altri criteriLa scelta si basa, quindi, sulla verifica della possibilità di determinare gli utili e le marginalità necessarie per la quantificazione del danno e se ciò non fosse possibile, la conseguenza non può essere quella della perdita del diritto al risarcimento, bensì quella della quantificazione del danno con il criterio residuale della giusta royalty, ovvero, in ulteriore subordine, quella basata sulla liquidazione equitativa del danno ex art. 1226 cod. civ.“.

Ulteriori precisazioni

Il Tribunale ha ritenuto anche che “L’approccio principale per la liquidazione del danno da lucro cessante è quello che vede la quantificazione della perdita dei profitti in connessione alle mancate vendite da parte del titolare ovvero dalla necessità per lo stesso di abbassare il prezzo. In tale ottica, fermi restando gli oneri di allegazione e di prova a carico delle parti, può essere considerato anche l’effetto connesso alla riduzione dei prezzi conseguita all’ingresso sul mercato da parte del contraffattore oppure valutata la potenziale riduzione delle vendite. Dottrina e giurisprudenza concordano nell’identificare il mancato guadagno nel margineoperativo lordo, specifico per ogni singolo prodotto contraffatto. Qualora detti elementi non fossero disponibili e non si potesse pervenire ad una quantificazione, soccorre in via residuale il criterio della royalty; infine, la determinazione del danno va effettuata secondo il criterio equitativo di cui all’art. 1226 cod. civ.“.

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