Concorrenza dell’ex dipendente: nuova Sentenza del Tribunale di Roma

Il tema

Concorrenza dell’ex dipendente – Si pronuncia il Tribunale di Roma con una recentissima Sentenza sulla possibilità di responsabilizzare l’ex dipendente per concorrenza sleale laddove l’ex dipendente, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, intraprenda un’attività in concorrenza con quella dell’ex datore di lavoro.

Il Tribunale analizza i presupposti sulla base dei quali l’attività del dipendente possa configurare (o meno) concorrenza sleale.

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Secondo il Tribunale,  “l’aver aperto a pochi chilometri l’ex dipendente un’attività del tutto concorrente, non costituisce atto di illegittima concorrenza in assenza di uno specifico patto firmato dalle parti“.

Il Tribunale richiama anche l’orientamento della Corte di Cassazione,  che ha ritenuto che “può configurarsi un atto di concorrenza sleale in presenza del trasferimento di un complesso di informazioni aziendali da parte di un ex dipendente di imprenditore concorrente, pur non costituenti oggetto di un vero e proprio diritto di proprietà industriale quali informazioni riservate o segreti commerciali, ma è necessario che ci si trovi in presenza di un complesso organizzato e strutturato di dati cognitivi, seppur non segretati e protetti, che superino la capacità mnemonica e l’esperienza del singolo normale individuo e configurino così una banca dati che, arricchendo la conoscenza del concorrente, sia capace di fornirgli un vantaggio competitivo che trascenda la capacità e le esperienze del lavoratore acquisito. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l’apporto di conoscenze, c.d. “know how” aziendale, assicurato al nuovo datore di lavoro da un dipendente precedentemente occupato presso impresa concorrente, non possa comportare l’integrazione di atti di concorrenza sleale a danno di quest’ultima, a meno che non risultino trasferiti dati protetti oppure una intera banca dati che trascenda le competenze ed i ricordi del lavoratore acquisito)” (Cass 18772/019) e che “in materia di concorrenza, nel momento in cui l’ex dipendente utilizzi la professionalità acquisita alle dipendenze di altro imprenditore si rendono applicabili le regole della correttezza professionale, che rinviano al buon costume commerciale, la cui linea di confine può individuarsi nel divieto della concorrenza parassitaria, volta a sviare a proprio vantaggio i valori aziendali di imprese preesistenti, e in particolare quella di provenienza. Al riguardo non può tuttavia considerarsi illecita l’utilizzazione del valore aziendale esclusivamente costituito dalle capacità professionali dello stesso ex dipendente, non distinguibili dalla sua persona, poiché si perverrebbe altrimenti al risultato duplicemente inammissibile, di vanificare i valori della libertà individuale inerenti alla personalità del lavoratore, costringendolo ad una situazione di dipendenza che andrebbe oltre i limiti contrattuali, e di privilegiare nell’impresa, precedente datrice di lavoro, una rendita parassitaria derivante, una volta per tutte, dalla scelta felicemente a suo tempo fatta con l’assunzione di quel dipendente.”( Cass 14479/02).

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