Sequestro del software – Provvedimenti cautelari confermati

Sequestro del software – Il Tribunale di Genova, con Ordinanza del 18 gennaio 2018 (Consulta il provvedimento), ha confermato il provvedimento precedentemente reso “inaudita altera parte” in materia di sequestro del software. Il Tribunale ha compiuto interessanti valutazioni sia in punto di “fumus boni iuris”, sia in punto di “periculum in mora”.

Sotto il profilo del fumus boni iuris, in particolare, il Tribunale ha avuto modo di statuire che “la controversia sulla proprietà emerge già dalla sola pendenza del giudizio arbitrale tra le parti, avente ad oggetto, tra l’altro, l’opzione invocata da parte resistente“.

Sotto il profilo del periculum in mora, poi, il destinatario della richiesta di sequestro, nell’intento di elidere tale elemento, aveva provveduto al deposito direttamente in sede di udienza dei c.d. codici sorgente del software oggetto di sequestro, proprio per scongiurare il sequestro del software stesso. Il Tribunale, tuttavia, ha ritenuto che “ciò non elimini il rischio che, a seguito del contestato esercizio del diritto di op<ione, venga fornita al pubblico e si diffonda sul mercato la notizia della titolarità del software in capo alla resistente, con un pregiudizio di parte ricorrente difficilmente quantificabile“.

Tutto ciò, a parere del Tribunale, “è sufficiente per rendere ‘opportuna’ la misura cautelare richiesta, anche alla luce dell’orientamento della giurisprudenza già citata nel decreto (v. Cass. n. 854 del 12/2/1982)“.

Di estremo interesse, poi, il richiamo, da parte del Tribunale, alla regola del c.d. bilanciamento dei pregiudizi di cui all’art. 2378, co. 4, c.c., principio che, secondo il Tribunale, nel caso di specie sarebbe stato ampiamente rispettato poiché “il decreto di sequestro del 28/12/2017 non preclude, in concreto, l’ordinaria attività di commercializzazione del software da parte della resistente” e che, in particolare, sarebbe anche espressione di un principio generale che dovrebbe ispirare l’ordinamento, e sulla base del quale valutare il provvedimento emesso, che, nella specie, “consente la salvaguardia dell’interesse della ricorrente con minimo sacrificio della resistente

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