Il Garante della privacy con provvedimento reso noto mediante la newsletter n. 411 del 4 febbraio 2016 ha censurato la pratica della pesca a strascico sul web per formare gli elenchi telefonici.

Il caso

Il Garante della privacy, dopo numerose segnalazioni, ha vietato ad una società la formazione e diffusione online di un elenco telefonico contenente i riferimenti di oltre 12.000.000 persone, informazioni raccolte non utilizzando il Dbu, data base unico, ovvero l’archivio elettronico che raccoglie numeri di telefono e altri dati dei clienti di tutti gli operatori nazionali. In alternativa all’utilizzo di questo strumento, le società devono acquisire il consenso libero ed informato, specifico per ogni singola finalità che si intende perseguire, del soggetto interessato.

I dati riguardavano nome e cognome, indirizzo, recapito telefonico, ed anche, talvolta, utenze riservate, numeri di cellulare ed indirizzi email reperiti senza il consenso della persona interessata.

Le osservazioni del Garante della Privacy

L’Autorità Garante della Privacy ha rilevato la particolare delicatezza della questione osservando come un sistema di ricerca così strutturato consenta di reperire informazioni riservate con eccessiva facilità sul web, quindi di poter reperire i dati di cui si è detto anche mediante i più comuni motori di ricerca. Non solo, il sistema si configurerebbe come utile strumento per operazioni aggressive di marketing che sfruttano il canale telefonico per diffondere comunicazioni indesiderate.

I dati raccolti dalla società attraverso la ricerca su altri siti web e senza il consenso degli utenti, obbliga la stessa alla cancellazione delle informazioni raccolte in modo illecito.

L’Autorità Garante della Privacy alla luce di quanto accaduto sta valutando l’applicazione di una sanzione amministrativa per gli illeciti commessi.

Vai all’articolo.

Vai al sito del Garante per la protezione dei dati personali.