Legge 192 del 1998 –  Abuso di dipendenza economica – Tutela solo per l’imprenditore “indifeso”: non per l’imprenditore “inesperto” o “disinformato”

Il caso

Il Tribunale di Roma si pronuncia in materia di abuso di dipendenza economica ai sensi dell’art. 9, Legge 192 del 1998, con una interessante Sentenza del 10 ottobre 2018.

L’abuso di dipendenza economica: cos’è e a quali rapporti si applica

L’abuso di dipendenza economica è fattispecie espressamente prevista dall’art. 9, Legge 192 del 1998, secondo il quale “1. È vietato l’abuso da parte di una o più imprese dello stato di dipendenza economica nel quale si trova, nei suoi o nei loro riguardi, una impresa cliente o fornitrice. Si considera dipendenza economica la situazione in cui un’impresa sia in grado di determinare, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, un eccessivo squilibrio di diritti e di obblighi. La dipendenza economica è valutata tenendo conto anche della reale possibilità per la parte che abbia subito l’abuso di reperire sul mercato alternative soddisfacenti. 2. L’abuso può anche consistere nel rifiuto di vendere o nel rifiuto di comprare, nella imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose o discriminatorie, nella interruzione arbitraria delle relazioni commerciali in atto. 3. Il patto attraverso il quale si realizzi l’abuso di dipendenza economica è nullo“.

La norma è stata introdotta nell’ambito delle subforniture industriali, ma per consolidato orientamento giurisprudenziale è ormai ritenuta applicabile all’intera gamma dei rapporti tra imprese (è opinione sostanzialmente comune che essa sia espressione di un generale divieto di “abuso del diritto”).

Abuso di dipendenza economica: i presupposti

Per il Tribunale di Roma nella Sentenza in commento, “La fattispecie necessita sia della “dipendenza economica”, vale a dire di una situazione economica in cui un soggetto si trova, avendo effettuato investimenti specifici per adeguarsi al sistema di produzione dell’altro contraente, a dover contrattare con una parte che, nei suoi confronti, si presenta come monopolista o quasi monopolista, con un suo conseguente minor potere contrattuale (ed incapacità di imporre all’altro condizioni economiche eccessivamente gravose a suo esclusivo vantaggio), sia del suo abuso, con la conseguente presenza di un contratto fortemente squilibrato“.

Imprenditore “indifeso” sì, imprenditore “inesperto” no

Ed è valutando i presupposti applicativi della disciplina che il Tribunale capitolino giunge alla statuizione più interessante, limitando l’ambito di tutela della disciplina in materia di abuso di dipendenza economica: “Il legislatore – attraverso l’art. 9 Legge 192 del 1998 – non si propone di tutelare l’imprenditore “inesperto” o disinformato (come avviene invece nel caso del consumatore), ma solo quello “indifeso”, perché sottoposto all’abuso dell’altro imprenditore munito di maggiore potere contrattuale nei suoi confronti. In effetti, la dipendenza economica comporta che il subfornitore (o l’affiliato), per adeguarsi al particolare sistema di produzione (o di distribuzione) dell’impresa cliente o fornitrice, effettua investimenti specialistici e acquista conoscenze, caratterizzati dal poter essere usati esclusivamente nei rapporti con quell’unico partner commerciale e dal non essere facilmente reinvestibili in un altro futuro ed eventuale rapporto, così da perdere, ai sensi dell’art. 9 L. n. 192 del 1998, soddisfacenti alternative sul mercato. L’art. 9 della Legge 192 del 1998 non è norma di carattere eccezionale, in quanto derogatoria rispetto al principio dell’autonomia negoziale, ma è espressione dei principi di buona fede nell’esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.) e correttezza nei rapporti tra imprenditori ed è anche un corollario del generale principio del divieto di abuso del diritto, ravvisabile in tutte quelle ipotesi nelle quali l’esercizio di un diritto, pur previsto dal contratto, avvenga “secondo connotati del tutto imprevisti ed arbitrari” ed al solo scopo di recare danno all’altra parte e non secondo modalità e tempi rispondenti ad un interesse del titolare meritevole di tutela (Cass. n. 9321/2000)“.

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