I doveri di controllo del franchisor – TAR Lazio, Sentenza 19 luglio 2018, n. 8151

Il TAR Lazio si pronuncia in materia di doveri di controllo del franchisor sull’operato del franchisee. La vicenda riguardava un franchising di servizi postali, il cui franchisor aveva subito una sanzione da parte della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato poiché taluni franchisee risultavano privi di alcune autorizzazioni amministrative necessarie per lo svolgimento del servizio.

Il TAR Lazio, con la Sentenza 19 luglio 2018, n. 8151, ha confermato i provvedimenti dell’Autorità Garante rigettando il ricorso dell’operatore. Le argomentazioni impiegate risultano interessanti e sembrano meritevoli di venire commentate.

I doveri di controllo del franchisor – i presupposti:

Il TAR Lazio è partito dalla considerazione che “al di là della formale esistenza di un G. strutturato attraverso una rete in franchising (composta da soggetti formalmente autonomi e indipendenti), nel caso di specie sussisteva, in virtù di particolari vincoli contrattuali (indicati nella delibera impugnata), un’attività di direzione e coordinamento da parte di G., che involgeva l’esercizio di poteri di influenza determinante, tali da consentire alla medesima capogruppo di ingerirsi nella scelte di gestione e/o operative delle imprese appartenenti al G.. L’Autorità ha quindi messo in evidenza l’esistenza di una rete unitaria in cui G. risulta essere titolare di estesi e capillari poteri di predeterminazione delle caratteristiche dei servizi e di verifica delle prestazioni rese e dei livelli qualitativi“.

I doveri di controllo del franchisor – “antagonismo” o “collaborazione”:

E, prosegue il TAR, “sovente sia la dottrina che la giurisprudenza (cfr. anche Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 4484 del 2014) hanno evidenziato i differenti presupposti che caratterizzano e differenziano la “responsabilità” in omittendo o in vigilando, nelle diverse ipotesi in cui controllante e controllato si trovino in posizione “antagonista”, ovvero allorché gli stessi si trovino in posizione “collaborativa”. Nel primo caso (per il quale può richiamarsi, a titolo di esempio, la elaborazione giurisprudenziale in tema di esclusione di responsabilità dell’organizzazione imprenditoriale per condotte del lavoratore anomale e contrarie ai doveri d’ufficio) la responsabilità è esclusa facendo riferimento al concetto di inesigibilità e di “impossibilità del comportamento alternativo corretto”, tenuto conto del fatto che il “controllante” non si giova affatto dell’attività del controllato, né ha interesse che l’attività si sviluppi attraverso comportamenti illeciti. Del tutto diversi sono i contenuti dell’obbligo di vigilanza e sorveglianza nelle ipotesi in cui (come nel caso di specie) il legame economico che intercorre tra controllante e controllato è tale per cui il primo trae vantaggio dall’attività del secondo.

I doveri di controllo del franchisor – L’obbligo di vigilanza:

In questa ultima situazione – secondo la richiamata giurisprudenza – l’obbligo di vigilanza assume una connotazione di maggiore rilevanza e comporta la diretta responsabilità del “controllore”; ciò in base ad un principio dell’ordinamento che opera nelle ipotesi in cui dall’omissione del controllo discenda l’applicazione di una sanzione amministrativa. In senso contrario non vale il richiamo al contratto di franchising e di affiliazione della ricorrente e ai profili di autonomia imprenditoriale ed esecutiva dei contraenti. Peraltro la giurisprudenza di merito civile ha avuto modo di affermare che “il contratto di franchising” e l’appartenenza del “franchisee” alla rete sono suscettibili di creare nel cliente un affidamento sia in ordine all’identità tra “franchisor” e “franchisee”, sia sull’esistenza nel “franchisee” dei medesimi standard qualitativi e di correttezza commerciale posseduti dal franchisor o, meglio, dal marchiosotto il quale si svolge l’attività di impresa. Da tali affidamenti deriva un onere di controllo per il “franchisor” sulle persone dei “franchisee” e sulle modalità di svolgimento della loro attività. Per cui l’omissione colposa di tale controllo da parte del “franchisor” comporta una sua responsabilità extracontrattuale nei confronti del cliente per fatto del “franchisee” (cfr. sentenza Corte di appello Napoli, Sez. III 3 marzo 2005 su appello proposto avverso la sentenza n. 4112/2002 del Tribunale di Napoli). Tale affidamento comporta così un onere di controllo da parte del franchisor, che riguarda non solo i requisiti soggettivi dei franchisee (alla stipulazione del contratto), ma anche le modalità di svolgimento della loro attività. A suffragio della determinazione impugnata è possibile richiamare, altresì, i principi di correttezza gestionale, societaria ed imprenditoriale delineati dagli artt. 2497 ss. cod. civ.. In tal ambito la giurisprudenza civile (cfr. Corte di Cassazione, sez. I, 23.6.2015, n. 12979, che ribadisce la precedente decisione della medesima sez. I, n. 2952/2015), con una esame “sostanziale” e non meramente formale dei rapporti all’interno del G., ha avuto modo di affermare che la capogruppo, esercitando di fatto poteri di gestione delle imprese appartenenti al G., può incorrere in una responsabilità da inadempimento degli obblighi legali inerenti alla funzione esercitata“.

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