Franchising e zona di esclusiva

Franchising e zona di esclusiva

Franchising  e zona di esclusiva – nuova sentenza del Tribunale di Milano

Franchising e zona di esclusiva: il Tribunale di Milano si è espresso con una recentissima Sentenza (del 6 marzo 2017) nella quale ha formulato una serie di importantissimi principi. Il Tribunale ha statuito, in particolare, che anche laddove non venga pattuita una zona di esclusiva a favore dell’affiliato (zona di esclusiva che la stessa Legge 6 maggio 2004, n. 129 non considera come elemento essenziale del contratto), l’affiliante mantiene comunque l’obbligo di creare la rete in modo “razionale” e senza evidenti sovrapposizioni tra affiliati. A tal fine il Tribunale valorizza il generale dovere di buona fede in sede di esecuzione del contratto, dovere in grado, per giurisprudenza costante, di generare obbligazioni “altre” rispetto a quelle espressamente previste dal contratto stesso.

Franchising e zona di esclusiva: le statuizioni del Tribunale – Afferma, in particolare, il Tribunale di Milano, che “Non si può negare che la Legge 129 del 2004 abbia di mira anche la distribuzione territoriale dell’attività economica… Costituisce pertanto corretta prassi commerciale quella di studiare la rete di distribuzione in modo accorto perché non abbia punti vendita troppo vicini che si facciano concorrenza da sé e perché non lasci scoperte zone in cui possa esservi domanda delle merci offerte. Dunque una scorretta distribuzione territoriale dei punti vendita, specie se intenzionalmente scorretta, costituisce cattivo adempimento nella misura in cui l’affiliante ha l’onere di curare la organizzazione complessiva della rete, anche in senso commerciale. Ciò tanto più ove alla rete distributiva partecipino altri soggetti – gli affiliati – legati da contratto, che possono essere i soli a sopportare i danni di questa errata prassi“.

Franchising e zona di esclusiva: Prosegue, il Tribunale, valorizzando il ruolo della buona fede nell’esecuzione del contratto. Afferma, infatti, che “se dunque la esclusiva in relazione alla zona attribuita all’affiliato non costituisce elemento necessario del contratto, non per questo può essere lasciato all’arbitrio dell’affiliante stabilire una strategia di ubicazione dei punti vendita che comprometta gli interessi dell’affiliato. Come si è detto infatti partecipa della causa del contratto di franchising la comunità di scopo, la migliore riuscita cioè dell’attività commerciale di entrambi, al di là delle royalties e dei contributi versati“. Prosegue, ancora, il Tribunale di Milano, statuendo che “vi è differenza fra l’attribuire una zona in esclusiva e aprire punti vendita in concorrenza: nel primo caso sarebbe stato il contratto a stabilire la zona e quindi la distanza cui poter aprire un altro negozio, nel secondo caso questa distanza non è stabilita ma l’obbligo di buona fede impone che non vi possa essere sensibile riflesso dell’apertura di un nuovo negozio sull’attività dei preesistenti. In altre parole la determinazione della zona di esclusiva è garanzia per l’affiliato, ma anche per l’affiliante, perché vale a delimitare la zona oltre la quale nulla gli verrebbe addebitato per la concessione di altri punti vendita“.

Franchising e zona di esclusiva – Un provvedimento, dunque, di rilevantissimo significato, in quanto stigmatizza la prassi, sempre più frequente, di aperture indiscriminate di punti vendita da parte degli affilianti, che sono soliti trincerarsi, poi, dietro la mancata previsione di una esclusiva territoriale a favore dell’affiliato.

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