Concorrenza sleale ed imitazione servile

Concorrenza sleale ed imitazione servile

Concorrenza sleale ed imitazione servile – Ord. Trib. Venezia, 4 luglio 2017

Concorrenza sleale ed imitazione servile: nuovo provvedimento ottenuto dallo Studio presso il TRIBUNALE DI VENEZIA . Esso è da ritenere assai particolare, in quanto viene sancita espressamente anche la tutelabilità non soltanto del prodotto in quanto tale, ma anche quella dell’ “atmosfera”, dell’ “ambientazione” dello stesso.  Il caso, in breve era il seguente. La impresa “X”, impegnata da molti anni nel settore della progettazione e realizzazione di arredamenti specialistici per determinati settori commerciali, aveva rinvenuto sul mercato taluni prodotti costituenti una ritenuta imitazione servile delle linee di prodotti dalla stessa realizzate. Effettuate le necessarie investigazioni, emergeva che il produttore di tali beni era una società (“Y”) costituita, fra l’altro, da un ex collaboratore dell’impresa, il quale, stando al provvedimento, avrebbe altresì sottratto del materiale riservato (disegni ed altro) dagli archivi di “X”, impiegandolo poi per la realizzazione dei prodotti costituenti concorrenza sleale ed imitazione servile. “X” agiva pertanto ai sensi dell’art. 700 c.p.c. per ottenere la inibitoria urgente del contegno di “Y”.

Il Tribunale di Venezia, in data 4 luglio 2017, così riteneva: “i prodotti (scaffalature e ripiani) di “X” sono pressoché identici alla linea … di “Y”; la circostanza, poi, che tali prodotti siano presenti sul mercato ed ampiamente pubblicizzati su riviste di settore da tempo, consentono di ritenere che gli stessi abbiano senz’altro acquisito nel settore di riferimento carattere distintivo; è poi indubbio che l’imitazione pedissequa di tali prodotti sia idonea ad ingenerare confusione con i prodotti di “X”, dai quali è oggettivamente difficile distinguerli; è altresì documentato che “Y” non si è limitata alla pedissequa imitazione di singoli prodotti di “X”, ma sistematicamente riproduce gli ‘ambienti’ progettati e realizzati dalla stessa; è evidente poi che, quale società neocostituita da due soggetti che fino a poco prima lavoravano per o alle dipendenze di “X”, “Y” ha potuto fare ciò non basandosi sulle proprie forze, ma proprio grazie all’insieme di conoscenze ed informazioni di pertinenza di “X” ed a questa carpito”. E’ infatti ravvisabile nella complessiva condotta di “Y” la volontà di riprodurre in tutto  e per tutto l’attività progettuale e produttiva di “X”, avvalendosi di un vantaggio competitivo acquisito illegittimamente, contro la volontà di questa ed in spregio alle regole di una competizione concorrenzialmente corretta… la clausola generale della correttezza professionale deve infatti intendersi preordinata alla salvaguardia della effettività del gioco concorrenziale e quindi, in definitiva, della stessa libertà di concorrenza, sicché è scorretto ogni comportamento imprenditoriale che sia idoneo a falsare o compromettere la funzionalità del mercato, e “Y”, in spregio a tali principi, imita servilmente i prodotti di “X” e riproduce pedissequamente “ambienti” ideati e creati da “X” e pubblicizza nella propria pagina Facebook immagini di prodotti ed “ambienti” riconducibili a “X””.

Tanto premesso, il Tribunale di Venezia, accertata la sussistenza degli estremi di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c., nn. 1 e 3, inibiva a “Y”:

  1. di pubblicizzare, promuovere, offrire in vendita, commercializzare i prodotti e gli “ambienti di cui al ricorso, e comunque prodotti e “ambienti” confondibili con quelli della ricorrente;
  2. di riprodurre nella propria pagina Facebook immagini di detti prodotti ed “ambienti”;
  3. disponeva, inoltre la previsione di una penale di euro 200,00 per ogni violazione della presente ordinanza o ritardo nell’esecuzione.

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