Fatturazione Elettronica – Comunicato stampa di ANC

Fatturazione elettronica: l’Associazione Nazionale Commercialisti, per il tramite dello Studio legale Nania, ha depositato questa mattina presso il Tribunale Civile di Roma un ricorso contro l’Agenzia delle Entrate, chiedendo, in via d’urgenza, il differimento dell’entrata in vigore della normativa sulla fatturazione elettronica, almeno fino a quando il sistema non sarà sanato da una serie di vizi relativi al possibile uso improprio dei dati, vizi che pongono gravissimi pregiudizi sulla privacy degli utenti e sulla sicurezza del sistema economico del Paese.

“È una misura estrema” dichiara il Presidente Marco Cuchel “alla quale siamo giunti alla fine di un estenuante percorso fatto di segnalazioni, istanze, richieste di incontro a tutte le istituzioni e le autorità coinvolte. Nel ricorso sono state denunciate le lesioni del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali di cui all’art. 2 della Costituzione e all’art. 8, § 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e all’ art. 16, § 1 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in relazione al Regolamento europeo 2016/679”.

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione ha deliberato la presentazione del ricorso dopo incessanti perorazioni presso tutte le sedi deputate alla valutazione della normativa sulla fatturazione elettronica e relativa regolamentazione, che diverrà obbligatoria tra tutti i soggetti economici e privati dal 1 gennaio 2019.

Già dal 2017 ANC ha evidenziato tutte le storture, le anomalie e i rischi che il sistema comporta, che sono alla base delle motivazioni contenute nel ricorso e che necessitano pertanto di una valutazione urgente da parte della Giustizia ordinaria.

ANC nel mese di ottobre ha promosso un’azione presso il Garante per la Privacy e presso l’Autorità Garante per la concorrenza, segnalando il grave rischio che la normativa sulla fatturazione elettronica, consentendo la raccolta massiva di informazioni commerciali, possa mettere in pericolo la sicurezza di un intero sistema economico.

Alla nostra segnalazione è seguito il provvedimento del Garante per la privacy nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, la quale è stata avvertita e alla quale è stato ingiunto di far conoscere all’Autorità stessa le iniziative assunte per rendere il trattamento dei dati conforme alla normativa vigente. Non sappiamo, ad oggi, se l’Agenzia, abbia dato seguito e in quale modo al provvedimento del Garante.

Nel mese di novembre è seguita un’interrogazione parlamentare, alla quale il Sottosegretario al Ministero delle Finanze Villarosa non ha dato una risposta minimamente soddisfacente e sono state inoltrate tre distinte richieste urgenti di incontro alle massime autorità del Governo, nelle persone del Presidente del Consiglio Conte e dei Vicepresidenti Di Maio e Salvini, richieste che sono rimaste inascoltate.

Sono stati altresì respinti gli emendamenti al decreto fiscale che proponevano la modifica alla normativa sulla fatturazione elettronica. Le motivazioni, stando alle dichiarazioni del Ministro Tria e del Vicepresidente del Consiglio Salvini, sono da attribuire a mere esigenze di cassa.

“È giunto quindi il momento” dichiara ancora Cuchel “inascoltati tutti i nostri avvertimenti, di affidarsi alla Giustizia, affinché siano ripristinate le regole che il diritto impone”.

Sono trascorsi esattamente due anni dalla manifestazione pubblica che i commercialisti organizzarono a Roma per esprimere con forza il loro disagio e dare un segnale contro l’indifferenza e l’inerzia della politica. “Oggi – conclude Cuchel – mediante l’azione che l’ANC è stata costretta ad intraprendere, la categoria esprime ancora una volta un’urgenza importante”.

ANC – Comunicazione

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Diffamazione su internet: nuova Sentenza del Tribunale di Roma

Diffamazione su internet: Il Tribunale di Roma si è pronunciato con una nuova Sentenza del 12 novembre 2018.

Diffamazione via internet – La vicenda

Il procedimento veniva incardinato da una società operante nel settore turistico quale Tour operator nei confronti di una delle Agenzie turistiche intermediarie. Con essa l’attrice aveva intrattenuto rapporti commerciali fino al 2012. In particolare la società attrice chiedeva al Tribunale di Roma di accertare la sussistenza del reato di diffamazione e la denigrazione commerciale, e di condannare la convenuta al risarcimento dei danni, per avere, la stessa, diffuso un messaggio a tutte le sue agenzie affiliate con il quale evidenziava presunti problemi dell’attrice nella organizzazione delle partenze per i mesi di luglio e agosto. Veniva consigliato, fra l’altro, di “prenotare altri tour operator.

Le difese della convenuta

Si costituiva la società convenuta spiegando domanda riconvenzionale sia con riferimento ad un presunto inadempimento contrattuale dell’attrice, sia relativamente ad un messaggio diffuso dall’attrice nei confronti delle agenzie affiliate della convenuta, anch’esso tacciato di avere contenuto diffamatorio.

La decisione del tribunale di Roma 

Con la Sentenza del 12 novembre 2018 il Tribunale di Roma, dopo aver ricostruito la vicenda, accertava “l’idoneità offensiva” della condotta della convenuta a ledere la reputazione della società attrice e ciò soprattutto in considerazione della “natura volutamente sibillina del comunicato”. Tanto premesso, il Tribunale di Roma riteneva “ampiamente provata la sussistenza dell’elemento materiale del reato di diffamazione previsto dall’art. 595 c.p.”. Il Tribunale di Roma, ancora, accertava anche la sussistenza del dolo generale del reato di diffamazione consistente nella volontà cosciente e libera di propagare notizie e commenti con la consapevolezza della loro attitudine a ledere altrui reputazione”. Quanto alla posizione della convenuta, invece, il Tribunale escludeva il carattere diffamatorio del messaggio diffuso dall’attrice nei confronti delle agenzie affiliate della convenuta.

Conclusioni

Pe tutti i motivi esposti, il Tribunale di Roma accoglieva la richiesta di risarcimento danni avanzata dall’attrice, condannando la convenuta al pagamento della somma complessiva di Euro 27.000,00 oltre a spese processuali e, nel contempo, respingeva la domanda riconvenzionale della convenuta.

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