Abuso di dipendenza economica ed abuso di posizione dominante – Nuova Sentenza del Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano si è pronunciato, in data 6 dicembre 2017, con una interessante  Sentenza in materia, tra l’altro, di differenza tra abuso di dipendenza economica ed abuso di posizione dominante. I due istituti sono effettivamente diversi, ma spesso confusi anche dagli operatori di settore. Il primo (abuso di dipendenza economica) è delineato dall’art. 9, L. 10 giugno 1998, n. 192. Il secondo (abuso di posizione dominante) attiene alla materia antitrust e viene recepito dalla L. 287/1990.

Quanto, nello specifico, all’abuso di posizione dominante, il Tribunale di Milano rileva, in primo luogo, che “per l’integrazione della fattispecie di abuso di posizione dominante, deve innanzitutto individuarsi il mercato rilevante, sia geografico che di prodotto, e quindi la specifica condotta di abuso perpetrata (artt. 2 e 3 L. 287/1990 e artt. 101 e 102 TFEU)“.

Ma la Sentenza in commento è utilissima in quanto fornisce una serie di principi generali applicabili al di fuori del caso concreto.

Continua, infatti, il Tribunale, rilevando che “nel caso in esame la fattispecie in concreto sottoposta al vaglio del Tribunale, per come è emersa successivamente all’integrazione dell’atto introduttivo ex art. 164 c.p.c., è da qualificare non ‘antitrust’ per abuso di posizione dominante, ma responsabilità per violazione del contratto di franchising e per abuso di dipendenza economica“.

Ed ancora, sulla differenza tra abuso di dipendenza economica ed abuso di posizione dominante, il Tribunale rileva che “mentre l’abuso di posizione dominante, rilevante per integrare la fattispecie antitrust, comporta la necessità di individuare anzitutto il mercato rilevante, l’abuso di dipendenza economica attribuisce rilievo non alla posizione dominante di un’impresa sul mercato, ma all’abuso e allo squilibrio delle imprese nell’ambito di un rapporto negoziale… Non è decisivo, invece, che l’abuso di dipendenza economico sia previsto dal legislatore espressamente con riguardo solo alla fattispecie della subfornitura nelle attività produttive, poiché, per giurisprudenza costante, esso rappresenta un principio generale“.

Per il Tribunale, insomma, “mentre le norme antitrust sono disposizioni generali dirette a tutelare il processo concorrenziale in relazione all’assetto di mercato, la norma relativa alla dipendenza economica, prevista nella disciplina della subfornitura nelle attività produttive, costituisce una regola inerente alla disciplina dei rapporti contrattuali fra le parti, con finalità che possono prescindere dalla loro incidenza sui meccanismi concorrenziali“.

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Diritto d’autore ed industrial design – Nuova Sentenza del Tribunale di Milano

Diritto d’autore ed industrial design: il TRIBUNALE DI MILANO si è pronunciato con una recentissima Sentenza (estensore dott.ssa Silvia Giani) in materia di tutelabilità del prodotto di industrial design anche mediante la disciplina del diritto d’autore.

La fattispecie decisa dal Tribunale di Milano coinvolgeva in realtà altri aspetti: si trattava, in particolare, della asserita contraffazione di prodotti d’arredo (nella specie poltrone), che avrebbe concretato imitazione servile illecita ai sensi dell’art. 2598, n. 1, c.c.. L’imitazione servile veniva ravvisata, nella sentenza in esame, ma la stessa ha altresì’ trattato nello specifico il peculiare tema della possibilità di tutelare il prodotto di design industriale anche mediante la disciplina del diritto d’autore.

Il rapporto tra diritto d’autore ed industrial design

Il Tribunale di Milano, dunque, coglie l’occasione per tracciare il perimetro della tutelabilità dell’industrial design. Rileva, il Tribunale, che “sebbene il valore artistico richiesto per la proteggibilità dell’opera di industrial design non sia più escluso dal carattere industriale della produzione, esso deve essere ricavato da criteri oggettivi, quali il riconoscimento, da parte degli ambienti culturali ed istituzionali, circa la sussistenza di qualità artistiche, che consentano di attribuire al bene un valore ed un significato che trascende quello della sua stretta funzionalità, l’esposizione in mostre e musei, la pubblicazione su riviste specializzate a carattere scientifico e non meramente commerciale, l’attribuzione di premi, la vendita sul mercato artistico o comunque il raggiungimento da parte del bene di un valore di mercato così elevato da trascendere quello legato soltanto alla sua funzionalità. In altre parole, ai fini del riconoscimento delle qualità artistiche dell’opera del design industriale, è necessario che l’opera sia apprezzata non nel contesto ordinario in cui essa è abitualmente commercializzata o semplicemente esposta (fiere di settore, concorsi per designer), ma generi interesse e apprezzamento da parte degli ambienti culturali in senso lato, come ad esempio i critici d’arte, le riviste d’arte, i musei e le esposizioni artistiche”

Specifica, inoltre, il Tribunale, che “l’onere della prova della sussistenza dei requisiti per la tutela autorale del disegno industriale e quindi, in particolare, del valore artistico, incombe sulla parte che invoca la detta protezione del diritto d’autore“.

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