PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE E LIBRETTO SMART – ANTITRUST SANZIONA POSTE

PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE E LIBRETTO SMART: SANZIONE DI 540.000 EURO A POSTE ITALIANE

E’ on line il Bollettino n. 47 / 2015 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (consultabile a questo Link).

Nel Bollettino, oltre alle risultanze di vari altri procedimenti svoltisi avanti all’Autorità Antitrust in materia di pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette, spicca, in quanto particolarmente rilevante, quello svoltosi nei confronti di Poste Italiane S.p.A. e Cassa Depositi e Prestiti in relazione alla vicenda del c.d. Libretto Smart

La vicenda del Libretto Smart

In breve la vicenda: Poste Italiane S.p.A. aveva ampiamente pubblicizzato, sul web, in televisione e con altri mezzi, un proprio prodotto di raccolta del risparmio denominato Libretto Smart (consulta qui la descrizione del prodotto reperita alla data odierna).

L’adesione all’offerta, secondo quanto pubblicizzato, avrebbe comportato per l’aderente il riconoscimento di tassi di interesse particolarmente vantaggiosi, e sarebbe stata caratterizzata da una certa ampiezza di servizi aggiuntivi, come la possibilità di ricevere bonifici, la possibilità di usufruire di una ‘carta elettronica’, di servizi dispositivi on line, e la sicurezza del risparmio sarebbe stata coperta dalla “garanzia dello Stato italiano“.

L’istruttoria svolta dalla Autorità Garante

L’istruttoria svolta dalla Autorità Garante avrebbe evidenziato, per converso, una serie di profili che, secondo l’Autorità, non sarebbero stati adeguatamente pubblicizzati. In particolare, e fra l’altro, si è evidenziato che:

-il tasso “premiale” dell’1,5% non sarebbe stato riconosciuto su tutte le somme oggetto del deposito ma unicamente su una parte di esse, almeno in svariati casi;

-il saldo del libretto smart si sarebbe dovuto mantenere, per tutto il periodo del deposito, almeno al 90% del saldo iniziale, configurandosi così una sorta di deposito vincolato, aspetto a parere dell’Autorità Garante non adeguatamente esposto;

-il cliente avrebbe avuto altresì l’obbligo (e non la semplice facoltà), per vedersi riconosciuto il “tasso premiale”, di attivare una apposita carta.

Valutazioni conclusive dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: Pratica commerciale scorretta

Chiesto, come per Legge, il parere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – visita il sito dell’Autorità – (e nel caso di specie anche quello della Banca d’Italia, trattandosi di problematica inerente la raccolta del risparmio), quest’ultima rilevava che “per l’effetto combinato della campagna televisiva e delle informazioni fornite dal sito web, il consumatore potrebbe effettivamente essere indotto a fruire dei servizi offerti dal professionista, sviluppandosi la piena potenzialità promozionale del messaggio pubblicitario, la cui capacità di penetrazione e pervasività è rafforzata dall’utilizzo congiunto di questi mezzi di diffusione“.

Di conseguenza, assunto anche tale parere, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato osservava che “Nella rappresentazione complessiva del prodotto, a fronte di tale analitiche e enfatiche informazioni, ne sono state omesse altre essenziali relative alle caratteristiche e limitazioni dell’offerta. In tal modo il consumatore poteva essere indotto ad equivocare la reale natura del libretto Smart ritenendo che si trattasse di un prodotto la cui principale caratteristica, oltre al tasso vantaggioso, fosse quella di offrire strumenti di pagamento, mentre nella realtà, trattandosi di un prodotto vincolato ai fini dell’ottenimento del tasso pubblicizzato, consente nei fatti un utilizzo limitato delle funzioni dispositive“, ed irrogava a Poste Italiane S.p.A. una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 540.000 Euro (il provvedimento è ovviamente impugnabile avanti al TAR del Lazio entro 60 gg. dalla comunicazione dello stesso).

Pratiche commerciali scorrette, i possibili riflessi civilistici: annullamento del contratto e risarcimento del danno

La vicenda in esame, oltre ai già esaminati aspetti amministrativi, potrebbe comportare altresì riflessi civilistici, in quanto nel caso di pratiche commerciali scorrette potrebbe configurarsi un contratto concluso per errore, o per dolo. Il contratto concluso per errore, ai sensi degli artt. 1427 e ss. c.c., e quello concluso per effetto del dolo della controparte, ai sensi degli artt. 1439 e ss. c.c., sono annullabili, e potrebbe essere configurabile anche una responsabilità precontrattuale, fonte di risarcimento del danno a favore dell’aderente.

 

ANTITRUST: L'AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO SOSPENDE DUE SITI DI E-COMMERCE

AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO – SOSPESI IN VIA CAUTELARE DUE SITI DI E-COMMERCE: LA VICENDA

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sospeso in via cautelare (e dunque non definitiva, in attesa dei un più ampio ed approfondito scrutinio da parte della stessa Autorità) due siti di e-commerce.

A tali provvedimenti si è giunti sulla base delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza – Nucleo Antitrust, che avrebbe accertato un elevato numero di ordini annullati a fronte del presunto mancato rimborso ai clienti degli importi relativi a detti ordini.

Le due imprese coinvolte avrebbero affermato di non essere state in grado di effettuare i necessari approvvigionamenti a prezzi tali da garantire una, seppure minima, marginalità.

L’Autorità, tuttavia, ha ritenuto detta pratica commerciale estremamente pericolosa per il consumatore (in quanto l’offerta avrebbe ad oggetto prodotti di elettronica a prezzi particolarmente appetibili) e ne ha sospeso in via cautelare l’effettuazione, disponendo, in particolare, che le imprese “sospendano ogni attività diretta alla vendita, attraverso le piattaforme, di prodotti non disponibili nonché l’addebito anticipato di corrispettivi per prodotti che non risultino in giacenza nei magazzini del professionista o comunque pronti per la consegna”.

La decisione in commento, certamente particolarmente “invasiva”, è tuttavia revocabile nel procedimento di merito nel corso del quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato approfondirà in modo più ponderato l’intera vicenda. Certo è che essa è destinata ad alimentare il dibattito sulla natura della responsabilità da illecito “antitrust”, ovvero se è necessario, per giungere ad una sanzione, che l’illecito sia anche “colpevole”, ovvero se la responsabilità dell’incolpato abbia natura squisitamente oggettiva (e dunque se la sanzione prescinda o meno dalla colpa).

Ricordiamo, in ogni caso, che i provvedimenti dell’Autorità Garante, anche quelli adottati in via cautelare ed urgente, come quello in commento, sono impugnabili avanti il TAR del Lazio entro 60 giorni dalla comunicazione degli stessi.

Per ulteriori informazioni consulta il sito dell’Autorità

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Rifiuto dell'alcoltest: si pronuncia la Cassazione a Sezioni Unite

Sul rifiuto dell’alcoltest si è pronunciata la Cassazione a Sezioni Unite per risolvere un contrasto giurisprudenziale ancora in atto.

Alcoltest: il primo principio di diritto

Sull’alcoltest ha ritenuto, in particolare, che “La circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all’accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza, stante la diversità ontologica di tale fattispecie incriminatrice rispetto a quella di guida in stato di ebbrezza“.

Alcoltest: il secondo principio di diritto

La Cassazione ha inoltre statuito che “Il rinvio alle stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione, contenuto nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strad., dopo le previsioni relative alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo, deve intendersi limitato alle sole modalità e procedure contenute nell’art. 186, comma 2, lett. c), che regolano il sistema della confisca del veicolo, con esclusione del rinvio alla disciplina del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato; conseguentemente la durata della sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa che accede al reato di rifiuto, compresa, ai sensi dell’art. 186, comma 7, secondo periodo, tra il minimo di sei mesi ed il massimo di due anni, non deve essere raddoppiata nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato”. In questo modo la Cassazione chiarisce i dubbi interpretativi in materia di rifiuto di sottoporsi all’alcoltest.

Consulta l’articolo

da ALTALEX

Internet

Franchising: nullità se know – how non specificato

Franchising e know – how: Le motivazioni

Il Tribunale di Bologna (Giudice Dott. Maria Colomba Giuliano, Sentenza n. 1910/2015 del 10 giugno 2015) ha recentemente emesso una Sentenza nella quale si occupa, fra l’altro, del know – how e delle specificazioni che devono essere fornite nel contratto di franchising. In particolare, il Tribunale di Bologna nella Sentenza in commento ha statuito che  “La specifica del know how costituisce quindi un elemento essenziale del contratto e, di conseguenza, richiede anch’esso la forma scritta ad substantiam (Cass. 13703/05). Nel caso di specie, nel contratto sottoscritto fra le parti non si rinviene di fatto alcuna indicazione relativa allo specifico contenuto del know how trasmesso dalla XXXX al YYYY, essendo menzionati a pagina 3 “particolari metodologie attraverso documenti, modulistica, strumenti di comunicazione scritti o audio visuali e dettagliati Manuali Operativi….creazione e condivisione di mailing list di potenziali clienti e mirati interventi di marketing…gestione di dati, statistiche ed elaborazioni attraverso un sistema di reporting sull’andamento delle vendite e del mercato…”. A parere della Sentenza, quindi, “Tutto ciò costituisce il know how caratteristico del sistema “zzzzz”, essendo però di tutta evidenza che i riferimenti che precedono tale affermazione, generici e del tutto privi di contenuto, non possono certo valere a costituire una descrizione, per quanto sintetica, del know how trasferito secondo le prescrizioni di cui al riportato art. 1 c3 L 129/04 che, va ribadito, richiede una descrizione “sufficientemente esauriente, tale da consentire di verificare se (il know how) risponde ai criteri di segretezza e di sostanzialità”

Franchising e know – how: Le conclusioni della Sentenza

Quindi, secondo la Sentenza del Tribunale di Bologna, il contratto di franchising sottoscritto dalle parti è dunque nullo per mancanza di indicazione per iscritto di un elemento essenziale, e dunque per indeterminatezza dell’oggetto.”

La decisione è assai significativa, in quanto affronta un tema raramente indagato in precedenza, che è quello delle modalità di descrizione del know – how e dell’inserimento delle stesse nel contratto di franchising.

Cfr. anche la L. 6 maggio 2004, n. 129

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BOLOGNA: VIETATA LA PUBBLICITA' DEI GIOCHI

Pubblicita’ dei Giochi: Il Comune di Bologna intende inserire il divieto della pubblicita’ del gioco. Si prevederà, inoltre, che i committenti sottoscrivano l’adesione al Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che all’art. 28-ter prevede espressamente il divieto di messaggi che possano incitare al gioco.Giochi

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