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L’Agcm ha Sanzionato Tim, Tre, Vodafone e Wind per pratica commerciale scorretta

Le maggiori società di telefonia mobile operanti in Italia sono state sanzionate dall’Agcm, per aver posto in essere delle pratiche commerciali aggressive e scorrette ai sensi degli artt. 20, 24, 25 e 26 lett f) del Codice del Consumo. Alle società Telecom Italia S.p.a., H3G S.p.a., Vodafone Omnitel N.V. e Wind Telecomunicazioni S.p.a., sono state irrogate sanzioni amministrative pecuniarie rispettivamente pari a € 300.000, € 120.000, € 250.000 ed € 200.000.

Dalle rilevanze acquisite nel corso dei procedimenti istruttori è emerso infatti che, in sede di acquisto di nuove SIM, i professionisti omettevano di fornire ai consumatori adeguate informative rispetto alla presenza di servizi abilitati di default. In particolare, al momento della prima attivazione, le SIM erano automaticamente abilitate sia al servizio di segreteria telefonica, sia alla navigazione internet. Conseguentemente, la fruizione di tali servizi risultava inconsapevole ed involontaria da parte dei consumatori, i quali si vedevano addebitare i relativi costi attraverso tariffe specifiche computate in modalità flat o a consumo, almeno fintanto che detti servizi non venivano, eventualmente, disattivati su espressa richiesta del consumatore. L’Autorità Garante ha pertanto ritenuto detta condotta idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore rispetto all’utilizzo dei servizi a pagamento preimpostati sulla SIM, spiegando che l’omissione di un adeguato prospetto informativo viola il generale principio di correttezza e protezione del consumatore e determina una condotta non conforme al grado di diligenza ragionevolmente esigibile da professionisti ai sensi dell’art. 18 lett b) del Codice del Consumo.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Insidie sostanziali e processuali in materia di responsabilità civile da circolazione stradale

La terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21695 del 20 novembre 2011, ha affrontato, in materia di responsabilità civile da circolazione stradale, il tema relativo alle insidie che si possono celare nella predisposizione della strategia difensiva.

Le questioni affrontate sono sostanzialmente due: da un lato, nel merito, la proponibilità della domanda risarcitoria basata sulla responsabilità contrattuale da inadempimento, nei confronti dell’impresa appaltatrice responsabile dei lavori di manutenzione del bene demaniale; dall’altro lato, dal punto di vista processuale, il rapporto tra l’azione generale di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. e l’azione di responsabilità per danni cagionati da cose in custodia ex art. 2051 c.c.. Con riferimento alla prima questione, nel caso di specie, la domanda risarcitoria così come era proposta dalla danneggiata nei confronti dell’impresa appaltatrice, non poteva che essere rigettata perché riferita ad un rapporto obbligatorio in cui legittimato a sollevare la questione dell’inadempimento del contratto d’appalto sarebbe stato, eventualmente, soltanto il Comune. Con riferimento, invece, alla seconda questione, ed alla possibilità di qualificazione di un’unica domanda risarcitoria ricadente nello iura novit curia, la Suprema Corte ha ribadito la diversità delle due domande e la necessità, nel caso in cui la parte voglia proporle entrambe, di subordinare la responsabilità aquiliana a quella ex art. 2051.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

Dott.ssa Francesca Marchetti

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La Corte d’Appello di Palermo ha sospeso i maxi risarcimenti che erano stati riconosciuti ai familiari delle vittime

La Corte d’Appello di Palermo si è pronunciata sulla richiesta, presentata dall’Avvocatura dello Stato, di sospendere l’efficacia dell’esecutività della sentenza di condanna al risarcimento in favore dei familiari delle vittime della strage di Ustica.

La sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Palermo il 10 settembre 2011, aveva condannato i Ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire 81 parenti delle vittime con una somma superiore ai 110 mila euro. Tuttavia, i giudici della Corte d’Appello hanno ritenuto di dover accogliere la richiesta di sospensione adducendo che “con l’appello non è contestato solo il quantum ma anche l’an della condanna risarcitoria e che avuto riguardo alla considerevole entità della somma oggetto della condanna ricorrono i gravi motivi richiesti per l’accoglimento dell’istanza avanzata”. Il processo è stato rinviato al 2015.

 

 

Dott.ssa Giorgia Mariani

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Franchisor condannato al risarcimento del danno per insufficienza del know how e della formazione…

Il Tribunale di Ferrara, con sentenza n. 276 del 22 febbraio 2012, si è pronunciato in merito all’inadempimento di un contratto di franchising da parte dell’Affiliante. La vicenda in questione scaturiva dalla stipulazione di un contratto di affiliazione commerciale con una società “franchisor” distributrice di attrezzature sportive e materiale da neve, che si vantava una decennale esperienza nel settore. L’istruttoria evidenziava, invece, le seguenti carenze: grave violazione del

diritto di esclusiva; difetto di qualità e completezza dell’assortimento; elusione dell’obbligo di assistenza dell’affiliato con una consulenza commerciale e tecnica, nonché con costante aggiornamento professionale; carenza, in capo al “franchisor”, di adeguata qualificazione, del corredo di conoscenze e specializzazione (know how); inidonea promozione del marchio.

Il Tribunale di Ferrara, pertanto, dichiarava la risoluzione del contratto di franchising per inadempimento imputabile al “Franchisor” (precisando che “per le lacune e l’insufficienza del know how, che s’è palesata anche nelle manchevolezze della fornitura, della formazione, dell’assistenza e s’è accompagnata alla violazione del diritto di esclusiva, è stata vanificata la finalità, la causa concreta del contratto, ovvero l’inserimento dell’affiliato in un quadro di costante e proficua cooperazione”) e condannava lo stesso a versare all’affiliato € 52.000,00, a titolo di risarcimento danni, più rivalutazione monetaria e interessi, nonché a rifondere le spese di causa.

Dott.ssa Giorgia Mariani – Studio Legale Adamo

Clicca qui per il testo integrale della sentenza del Tribunale di Ferrara, n° 276/2012

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Utilizzabilità delle memorie ex art. 183 c.p.c. inviate a mezzo telefax all’avvocato domiciliatario

L’utilizzabilità degli atti processuali trasmessi via fax è stata oggetto di una importante pronuncia del Tribunale di Rovigo, sezione distaccata di Andria. In particolare, nel caso di specie, controparte aveva contestato l’utilizzabilità e la conformità delle memorie ex art. 183 c.p.c. inviate al domiciliatario a mezzo telefax, in violazione dei requisiti richiesti dalla L. 183/1993.

Il Tribunale adito ha rilevato come, secondo un’orientamento minoritario della giurisprudenza, le memorie ex art. 183 trasmesse mediante telefax dall’avvocato difensore ad altro avvocato domiciliatario sarebbero utilizzabili soltanto se la copia ricevuta e depositata in cancelleria sia corredata da apposita attestazione di conformità all’originale. E come, invece, secondo il più recente orientamento, alle memorie trasmesse a mezzo telefax si applicherebbero gli artt. 2705 e 2719 c.c., relativi rispettivamente al valore probatorio del telegramma ed a quello delle copie fotografiche di scritture. Pertanto, in accoglimento di questo secondo orientamento, il Tribunale di Rovigo, con ordinanza del 14 febbraio 2012, ha affermato che la copia dell’atto priva di uno o più requisiti previsti dall’art. 1 L. 183/1993 deve ritenersi conforme all’originale in via presuntiva, sciogliendo dunque ogni dubbio sulla sua utilizzabilità.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Condannato l’ex primario di cardiochirurgia della clinica Humanitas di Milano

 

Dopo l’annullamento della Corte di Cassazione del verdetto dello scorso aprile, che aveva dichiarato prescritti tutti i sei reati di lesione e falso in atto pubblico e derubricato “in omicidio colposo” l’accusa di “omicidio preterintenzionale”, stabilendo una condanna di otto mesi di reclusione con sospensione della pena e beneficio della non menzione, l’ex primario della clinica Humanitas di Milano, Roberto Gallotti, nel processo d’appello bis è stato ritenuto responsabile della morte di un uomo in seguito ad un intervento ritenuto non necessario.

I giudici, in sostanza, hanno accolto la richiesta del procuratore aggiunto Murizio Romanelli, disponendo una condanna a quattro anni, cinque mesi e dieci giorni per omicidio preterintenzionale, l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e tre mesi di interdizione dall’esercizio della professione medica. L’ex primario è stato contestualmente assolto per prescrizione, invece, per altri cinque casi di lesioni volontarie su malati operati al cuore nonostante non ci fosse l’indicazione chirurgica.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Con sentenza n. 4184 del 2012 è stato riconosciuto il “diritto alla vita familiare” e il “diritto di vivere liberamente una condizione di coppia” alle coppie gay

Trovatasi per la prima volta ad affrontare il caso di una coppia gay che chiedeva il riconoscimento del proprio matrimonio contratto all’estero, la Corte di Cassazione , con sentenza n. 4184 del 2012, sebbene abbia respinto l’istanza di trascrizione dell’atto di nozze in Italia, ha riconosciuto alle coppie gay “il diritto alla vita familiare” e a “vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di “specifiche situazioni” di un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

La Corte ha dunque recepito l’orientamento già espresso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2010 e confermato quanto già precedentemente deciso dalla Corte Costituzionale nello stesso anno con una pronuncia che riconosceva alle persone omosessuali “il diritto di vivere liberamente una condizione di coppia” e la “possibilità di ricorrere ai giudici a prescindere dall’intervento del legislatore in materia. Il presidente nazionale dell’Arcigay, Paolo Patanè, ha affermato che con questa pronuncia la Corte “ha segnato un altro importante passo avanti sulla strada di una sempre più efficace protezione delle coppie omosessuali” e che le affermazioni in essa contenute “sembrano smentire le posizioni recentemente espresse da alcuni politici circa la natura necessariamente eterosessuale del matrimonio”.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Se l’inquinamento acustico e’ lamentato da un numero determinato di soggetti non e’ violazione penalmente sanzionabile

La prima sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza dell’11 gennaio 2012, n. 270 si è espressa in merito alla configurabilità di una violazione penalmente sanzionabile per l’inquinamento acustico provocato da condizionatori rumorosi presenti in una gioielleria.

Accadeva che il Tribunale di Lecce condannava il titolare di una gioielleria a corrispondere € 30.000, quale ammenda per il reato di cui all’art.659 c.p., per i rumori, derivanti da condizionatori installati nel negozio, che causavano disagi agli abitanti di un appartamento all’interno del condominio. Il gioielliere, ricorrente in Cassazione, rilevava, tra gli altri motivi, la violazione della norma penale che configura una condotta punibile in quanto reca disturbo ad un numero indeterminato di persone, mentre nel caso di specie recava disturbo ad un numero limitato di persone. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso, ha statuito che può costituire violazione penalmente sanzionabile quell’inquinamento acustico che arrechi disturbo ad un numero indeterminato di soggetti e, pertanto, nel caso in questione, essendo il rumore avvertito da un numero determinato di soggetti, è configurabile solamente il risarcimento del danno.

 

 

Dott.ssa Giorgia Mariani

Dott.ssa Francesca Marchetti

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AGCM- E-Commerce: Bloccata la connessione al sito di vendita della Società Private Outlet

Riservata sempre maggiore attenzione alla tutela del consumatore che effettua acquisti on line.

Proprio in questi giorni infatti ( Provvedimento dd. 6 marzo 2012), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha disposto ed attuato, con l’ausilio del Nucleo Speciale Tutela dei Mercati della Guardia di Finanza, la sospensione cautelare della connessione ad un noto sito web commercializzante prodotti griffati con sconti fino al 70%. Il provvedimento scaturisce da una vasta pletora di segnalazioni provenienti da consumatori che lamentavano:

 

  • la consegna di prodotti difformi rispetto a quelli pubblicizzati;

  • la mancata sostituzione dei prodotti risultati difformi, in violazione degli obblighi di cui al regime di garanzia legale di conformità previsti a carico del venditore;

  • la mancata consegna dei prodotti ordinati e l’impossibilità, per l’acquirente, di reperire un corretto codice di spedizione;

  • la mancata restituzione dei corrispettivi versati a seguito della omessa consegna del prodotto ordinato, in violazione tanto delle norme del Codice del Consumo che del Decreto Legislativo sul commercio elettronico.

L’ Autorità ha ritenuto che gli elementi raccolti fossero sufficienti per intimare alla Società di sospendere ogni attività diretta a diffondere ulteriormente i contenuti del sito.

 

Dott. Marialisa Taglienti

Dott. Francesca Marchetti

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Riforma della decisione del Tar Toscana sulla legittimità dei massimi della tariffa dei rifiuti solidi urbani

La quinta sezione del Consiglio di Stato, con sentenza del 2 febbraio 2012, riforma la decisione del Tar Toscana che aveva riconosciuto la legittimità della delibera del Comune di Prato, con cui era stata fissata ai massimi della tariffa l’imposizione dei rifiuti solidi urbani a carico degli studi professionali e degli altri immobili non residenziali.

Infatti, secondo il Consiglio di Stato, la tariffa per la raccolta dei rifiuti solidi urbani è rappresentata da un insieme di più elementi di cui taluni fissi, altri mutevoli. Gli elementi fissi devono essere parametrati al costo del servizio, mentre quelli variabili devono seguire i criteri del dato quantitativo, del servizio erogato, nonché dell’entità delle spese gestionali sostenute dall’ente comunale.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

Dott.ssa Francesca Marchetti

 

Di seguito il testo integrale del provvedimento:

Consiglio di stato – sentenza n. 539, 2 febbraio 2012.odt