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Risarcibilita' del danno morale nei confronti di legambiente

La Corte di Cassazione ha confermato la risarcibilità del danno morale a favore di una associazione ambientalista

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sulla risarcibilità del danno morale con la sentenza del 26 settembre 2011, n. 34761.

Nei fatti accadeva che un privato, amministratore di una società operante nell’edilizia, e alcuni amministratori comunali di un località pugliese, si rendevano protagonisti di reati di falso e di abuso d’ufficio relativamente a delle opere edilizie realizzate, senza le prescritte autorizzazioni, su terreni di interesse archeologico. Nei primi gradi di giudizio, venivano riconosciute agli imputati le loro responsabilità penali, e inoltre venivano condannati a risarcire il danno morale all’Associazione Legambiente, costituitasi parte civile. I giudici della III sezione penale della suprema Corte di Cassazione venivano chiamati a pronunciarsi, su ricorso degli imputati, tra l’altro anche in merito alla presunta illegittimità della condanna al risarcimento del danno nei confronti di Legambiente. Proprio in riferimento a questo punto, la Corte ha statuito, confermando quanto già espresso dai giudici di prime cure, che il danno risarcibile secondo la disciplina civilistica “possa configurarsi anche sub specie del pregiudizio arrecato all’attività concretamente svolta dall’associazione ambientalista per la valorizzazione e la tutela del territorio sul quale incidono i beni oggetti del fatto lesivo”. Inoltre, aggiungeva che la possibilità di risarcimento nei confronti di Legambiente, non deve ritenersi limitata all’ambito patrimoniale di cui all’art. 2043 c.c., poiché l’art. 185, comma 2, c.p. costituisce l’ipotesi più importante “determinata dalla legge” per la risarcibilità del danno non patrimoniale ex. Art. 2059, c.c..

 

 

Dott.ssa Giorgia Mariani

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Respinto il ricorso Mediaset

Collegio arbitrale di Parigi: “Sky non violò gli impegni con l’Ue”

A due giorni dalla fine dei mondiali, il Collegio Arbitrale di Parigi ha archiviato il ricorso proposto da Mediaset nei confronti di Sky per i diritti tv.

Secondo Mediaset la piattaforma satellitare aveva acquistato il diritto a trasmettere i mondiali in violazione degli impegni assunti con l’Unione Europea all’epoca della fusione tra Stream e Tele+. Pertanto, il gruppo Mediaset, con il ricorso al Collegio Arbitrale di Parigi, chiedeva, in primo luogo, la disponibilità dei diritti televisivi anche ad altri operatori (diversi da Sky) e, successivamente, il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata trasmissione dei Mondiali nell’ambito della propria offerta a pagamento Mediaset Premium. Il Collegio, accogliendo le difese di Sky, hanno negato la disponibilità dei diritti televisivi sui mondiali, in quanto, essendo un evento non essenziale per la competitività di un operatore televisivo, si pone al di fuori degli impegni presi con l’Ue, e conseguentemente hanno negato anche il risarcimento del danno in quanto del tutto inesistente.

 

 

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Cass. S.U. sull'abuso di dipendenza economica

Sulla riconducibilità della fattispecie di abuso di dipendenza economica alla fattispecie contrattuale

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 25 novembre 2011, n. 24906, hanno stabilito che, al fine di individuare quale sia la giurisdizione competente per pronunciarsi in merito alla controversia in ordine alla fattispecie di abuso di dipendenza economica di un’impresa, è opportuno considerare la natura contrattuale del rapporto sotteso alla fattispecie.

Nel caso sottoposto al vaglio della Corte, l’impresa ricorrente aveva denunciato la violazione dell’art. 9 della legge n. 192 del 18 giugno 1998, che disciplina la fattispecie generale del divieto da parte di una o più imprese, di abusare dello stato di dipendenza economica rispetto ad un’altra impresa, tenendo conto anche della effettiva possibilità, per la parte danneggiata, di reperire valide alternative. L’abuso di dipendenza economica, che si manifesta nell’eccessivo squilibrio di diritti e obblighi tra le parti nell’ambito di “rapporti commerciali”, è fattispecie nata nell’ambito del rapporto di subfornitura, il cui ambito di applicazione è poi stato progressivamente ampliato, tramite interpretazioni estensive della giurisprudenza anche di legittimità, nell’ambito di tutti i rapporti commerciali tra imprese. Il fondamento della domanda della Società attrice, dunque, è da ricercarsi nel contratto che disciplina il rapporto tra le parti, conseguentemente la controversia è da qualificarsi di natura prettamente contrattuale per cui soggiace alla clausola di proroga giurisdizionale inserita nel contratto dalle parti.

Dott. GianMaria Pesce

Studio Legale Adamo

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Processo Ruby

Respinto il ricorso della Camera per conflitto di attribuzione

La Corte Costituzionale presieduta da Alfonso Quaranta ha respinto il ricorso della Camera dei deputati contro Procura e Tribunale di Milano, per conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato.

Secondo la Camera, infatti, chiedere e disporre il giudizio immediato per il reato di concussione sarebbe stato di competenza del Tribunale dei Ministri, ma la Corte ha respinto il ricorso. Pertanto fervida è l’attesa delle motivazioni della sentenza, che verranno depositate entro un mese. Intanto numerose sono le reazioni, sia dal Pdl che parla di “democrazia dimezzata”, sia dal Pd, che invece parla di “esito scontato”.

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

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Carnival Cruise Lines

Avviata class action contro Carnival Cruise Lines proprietaria di Costa Crociere

Avviata una class action contro la Carnival Cruise Lines proprietaria di Costa Crociere per i danni derivanti dal naufragio della Costa Concordia.

L’Avv. Marc Bern nel proprio esposto parla di omissione al dovere di occuparsi della salvezza dei passeggeri a bordo, totale assenza di guida durante l’impatto contro gli scogli ed eccessiva, ingiustificata attesa prima di dare l’allarme ed il conseguente ordine di evacuazione. La richiesta avanzata, che si somma a quella presentata presso la corte di Miami a fine gennaio, è di 13,3 milioni di dollari a passeggero, corrispondenti a circa 10 milioni di euro, per un totale di 520 milioni di dollari.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino

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Violazione della privacy e diffamazione

La Cassazione condanna due soggetti per diffusione di dati relativi alla vita sessuale di colleghi

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza del 2 dicembre 2011, n. 44940, ha statuito che chi per rancore diffonde notizie su rapporti personali di colleghi, viola la loro privacy e commette reato di diffamazione.

Accadeva che un cliente di una banca, interessato ad una donna impiegata nella stessa, riceveva un messaggio da un numero sconosciuto. Con il messaggio veniva informato che la donna intratteneva già una relazione sentimentale con un impiegato della banca, tra l’altro sposato. Pertanto, il cliente, dopo aver incaricato un investigatore di scoprire da chi provenisse il messaggio, diffamava i due impiegati/amanti. Il giudice di merito e poi la Corte d’Appello, aditi sulla questione, condannavano il cliente e la titolare dell’agenzia per aver acquisito, raccolto illecitamente e diffuso dati relativi alla vita sessuale dell’impiegata, procurandole, in tal modo, grande nocumento. I giudici cassazionisti, chiamati a pronunciarsi sul ricorso dei due imputati, respingendo tutte le censure dedotte (tra cui anche la mancata applicazione della legge più favorevole al reo nel caso di successioni di leggi nel tempo) confermavano le condanne dei giudici di merito.

 

 

Dott.ssa Giorgia Mariani

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Suprema Corte: il risarcimento del danno ambientale riveste natura prettamente pubblica

In tema di risarcimento del danno ambientale tutti i soggetti differenti dallo Stato, quindi singoli ed associati, possono agire per il risarcimento del danno subito a seguito della condotta lesiva, purchè tratti un diritto diverso dall’interesse pubblico alla tutela all’ambiente

Con la Sentenza del 12 gennaio 2012, la terza sezione penale della Suprema Corte ha ribadito il principio per il quale, oltre allo Stato, tutti i soggetti (singoli, associazioni, enti territoriali e regioni) sono legittimati ad agire in giudizio per il risarcimento del danno ambientale prodotto da una condotta lesiva dell’ambiente.

Tale legittimazione sussiste, però, solo nel caso in cui gli stessi abbiano subito una lesione di un diritto diverso dall’interesse pubblico alla tutela dell’ambiente. Le pretese fatte valere devono essere, inoltre, supportate da una prova puntuale del pregiudizio patrimoniale sofferto ai sensi dell’art. 2043 c.c.. Pertanto, la Suprema Corte ha ribadito il proprio orientamento interpretativo per il quale la legittimazione alla costituzione civile per reati ambientali spetta solo ed esclusivamente allo Stato, mentre per gli altri soggetti, colpiti dal danno ambientale, non sussiste un legittimazione iure proprio per il risarcimento del danno. Per questi sussiste, invece, una legittimazione nei termini di cui sopra, nonché la possibilità di sollecitare l’intervento statale. Conseguentemente, il risarcimento del danno ambientale riveste natura prettamente pubblica.

 

 

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Stupratori latitanti: obbligo di risarcimento in capo allo Stato

E’ lo Stato che deve risarcire la vittima di un reato violento nel caso in cui il responsabile rimanga sconosciuto

La Corte d’Appello di Torino ha condannato lo Stato Italiano a corrispondere 50.000,00 € a titolo di indennizzo ad una ragazza rumena che nel 2005 era stata sequestrata e violentata da due connazionali.

La pronuncia dei giudici della terza sezione civile della Corte d’Appello, fa riferimento ad una norma europea secondo cui “E’ lo Stato che deve risarcire, con un indennizzo equo ed adeguato, la vittima di un reato violento (o i suoi familiari) nel caso in cui il responsabile sia rimasto sconosciuto, o sia sottratto alla giustizia, o non abbia risorse economiche sufficienti”. La ragazza, che ai tempi della violenza era diciottenne, non era mai stata risarcita né moralmente (in quanto gli aggressori, sebbene condannati a 10 anni e 6 mesi di carcere, sono a tutt’oggi latitanti) e né economicamente. La norma europea richiamata, sebbene risalente ad una direttiva del 2004, a tutt’oggi non è ancora stata recepita dall’Italia, la quale nel 2010, per questo motivo, è stata anche condannata. E’ speranza di molti che finalmente, alla luce di questa importante sentenza, il Governo prenda atto della necessità di adottare una legge che adegui l’Italia alla normativa europea.

 

 

Dott.ssa Giorgia Mariani

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Oggi la Sentenza Eternit: “Colpevoli dei reati a loro contestati”

Condannati a 16 anni di reclusione e a un risarcimento di 95 milioni di euro i manager Eternit

Il Tribunale di Torino ha condannato i due manager Sghmidheiny e De Cartier a 16 anni di reclusione per disastro doloso e per omissione dolosa di misure infortunistiche.

La condanna è riferita ai reati commessi negli stabilimenti piemontesi di Casale e Cavagnolo, uniti sotto il vincolo della continuità, in quanto gli altri, precedenti al 1999, risultano prescritti. Lunga la lista dei risarcimenti. Ai familiari delle vittime da amianto sono stati riconosciuti 30.000,00 euro di risarcimento, 4.000,00 euro al Comune di Cavagnolo, 25.000,00 euro al Comune di Casale, 20.000,00 euro alla Regione Piemonte, 15.000,00 euro all’Inail e 5.000,00 euro all’Asl. La Sentenza ha riconosciuto anche un risarcimento significativo a parti civili come il sindacato, la cooperativa “Medicina democratica” e associazioni ambientalistiche come l’Associazione vittime dell’amianto alla quale è stato riconosciuto un risarcimento pari ad € 100.000,00 euro. La sentenza in discorso rappresenta una pietra miliare in quanto ha finalmente accertato una situazione che veniva denunciata da più di 30 anni e che ha richiamato in Tribunale circa 1500 persone provenienti da tutta Italia ed anche da paesi stranieri.

 

 

Dott.ssa Francesca Marchetti

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Cassazione: deroga alle condizioni di reciprocità in caso di lesione dei diritti inviolabili della persona

Cassata la decisione della Corte d’Appello di Bologna che aveva negato il risarcimento danni ad una famiglia tunisina per la perdita di un familiare in un incidente stradale avvenuto in Italia

La sentenza n. 1493/2012 della Corte di Cassazione ha fornito un’interpretazione costituzionalmente orientata secondo i criteri di cui all’art. 2 Cost., in materia di risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, derivante da incidenti stradali coinvolgenti stranieri.

La pronuncia cassa una sentenza della Corte d’Appello di Bologna che aveva rigettato la domanda di risarcimento proposta da una famiglia tunisina, per la perdita di un familiare in un incidente stradale avvenuto in Italia, poiché non esisteva una condizione di reciprocità che avrebbe permesso ad un italiano di godere dello stesso diritto in Tunisia. Pertanto, con questa importantissima pronuncia, la Corte consente allo straniero, a prescindere dal fatto che sia residente o meno in Italia, di ottenere il risarcimento del danno derivante dalla lesione dei diritti inviolabili di cui all’art. 2 Cost., indipendentemente dall’esistenza di condizioni di reciprocità con il Paese d’origine.

 

 

Dott.ssa Sandra Sammartino