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Trasporto aereo – la cancellazione del volo in circostanze eccezionali

 

Con la sentenza del 12 maggio 2011, la Corte di Giustizia è ritornata sul tema dovuto alla compensazione pecuniaria in caso di cancellazione del volo. La vicenda ha origine da un blackout energetico che ha comportato il mal funzionamento dei radar e dei sistemi di navigazione aerea. La cancellazione del volo, tuttavia non è dovuta alla chiusura dello spazio aereo, bensì alla cessazione dell’orario lavorativo autorizzato per l’equipaggiamento di tale volo, che non avrebbe consentito, una volta cessato il blackout, di effettuare il volo nella sua interezza.


Il Reg. (CE) n. 261/2004 disciplina i diritti dei passeggeri in caso di negato imbarco contro la loro volontà, in caso di cancellazione del volo o del volo in ritardo. In particolare l’art. 5, n. 3 dispone che il vettore aereo operativo non è tenuto a pagare la compensazione pecuniaria, se può dimostrare che la cancellazione del volo è dovuta a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate le misure del caso. L’onore probatorio dunque sorge in capo al vettore, che dovrà dimostrare di aver pianificato in tempo utile le proprie risorse per garantire il volo anche in presenza di “casi eccezionali” ed al venir meno delle stesse circostanze. A pare della Corte, inoltre, è necessario effettuare una duplice valutazione. In primo luogo, occorre verificare se il vettore aereo abbia adottato le misure idonee a far fronte alle sopravvenute circostanze eccezionali, compatibilmente alle condizioni tecniche ed economiche sopportabili per la propria impresa.
In secondo luogo, occorre valutare il carattere di opportunità delle misure adottate per istituire un margine di tempo idoneo ad evitare che il ritardo nella partenza del volo dovuto a circostanze eccezionali determini la cancellazione del volo.
La valutazione dell’esistenza delle misure idonee ad evitare la cancellazione del volo e la valutazione del carattere di opportunità di tali misure è compito del giudice nazionale. L’art. 5, n. 3 del regolamento, pertanto, non fissa un concetto di misura valido in modo generale ed indifferenziato per qualsiasi compagnia aerea in presenza di qualsiasi circostanza eccezionale, ma introduce un concetto di misura del caso, flessibile e da precisarsi di volta in volta ad opera del giudice nazionale.

 

Corte di Giustizia – Sentenza 12 maggio 2011 – procedimento C‑294/10

 

Dott.ssa Marialisa Taglienti

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Cassazione Penale: “non configura reato consegnare files con elementi

La Cassazione Penale, con sentenza del 20 maggio 2011, n. 20105, ha stabilito che non configura ipotesi di reato ai sensi dell’art. 379-bis c.p. il consegnare files con elementi di indagine al giornalista. In particolare, nel procedimento in oggetto, una signora, sottoposta a perquisizione locale per certi legami intercorrenti con uno degli indagati, aveva messo a disposizione del giornalista il contenuto, archiviato in una pen drive, di due notebook sequestrati nel corso della perquisizione e poi restituiti alla stessa, materiale che veniva poi utilizzato dal giornalista per la redazione di un articolo apparso su un quotidiano nazionale.

I giudici hanno rilevato che l’art. 379-bis c.p., punisce la rilevazione di notizie segrete qualora siano apprese da chi ha “partecipato o assistito ad un atto del procedimento penale ”, situazione, questa, che nel caso di specie non ricorreva, in quanto la rilevazione era avvenuta successivamente al dissequestro materiale, cioè quando i notebook non solo erano ormai tornati nella piena disponibilità dell’imputata ma non vi era stato alcun provvedimento limitativo al riguardo. Presupposto del reato è, infatti, la indebita rilevazione di notizie segrete concernenti un procedimento penale al quale l’agente abbia partecipato o assistito e il concetto di segretezza deve essere desunto, in particolare, dall’art. 329 c.p.p. secondo cui gli atti di indagine sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari. Proprio con riferimento a tale presupposto, la Cassazione, ha escluso la sussistenza del reato, in quanto, nel caso di specie non si è verificata alcuna segregazione da parte del P.m. al momento della restituzione dei beni sottoposti a sequestro e, conseguentemente, il contenuto dei files non poteva costituire una notizia segreta appresa per aver “assistito o partecipato” all’atto del procedimento, avendo avuto conoscenza del contenuto della pen drive molto prima del sequestro, rilevando l’assoluta mancanza dell’elemento soggettivo ai fini della perfezionamento della fattispecie di reato.

Cassazione Penale, Sezione VI, 20 maggio 2011, n. 20105

 

Dott.ssa Francesca Marchetti

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“Libertà di stabilimento”. Tutela dei diritti conferiti da una direttiva

La Prima Sezione della Corte UE, con la sentenza del 19 maggio 2011, ha specificato che uno Stato membro può eccepire la scadenza di un termine di prescrizione ragionevole a fronte di un’azione giurisdizionale proposta da un singolo cittadino per ottenere la tutela dei diritti conferiti da una direttiva, anche nel caso in cui lo Stato membro non l’abbia correttamente trasposta, purché esso non sia stato, con il suo comportamento, all’origine della tardività del ricorso.


Secondo i giudici europei, infatti, l’accertamento da parte della Corte della violazione del diritto dell’Unione è ininfluente sul dies a quo del termine di prescrizione, allorché detta violazione è fuori dubbio.

Corte UE – Sentenza 19 maggio 2011 – Procedimento C‑184/10

 

Dott. Rosella Strangio

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RESPINTO IL RICORSO DELL’AGCM E LEGA CALCIO

Sul piano dell’attività amministrativa di controllo e regolazione della concorrenza, il nostro ordinamento si è recentemente distinto per un’evidente predilizione per l’istituto “negoziale”, che si concretizza nell’assunzione di impegni da parte delle aziende, a fronte, invece, di un numero piuttosto limitato di decisioni di accertamento di violazioni del diritto della concorrenza.

Risulta assai interessante che la maggior parte degli impegni vengano proposti dalle imprese, ed eventualmente accettati dalle Autorità, senza che venga previamente accertata alcuna violazione delle regole di concorrenza né tantomeno comminata sanzione alcuna. Ciò appare particolarmente interessante sul piano degli effetti deterrenti di una tale scelta “politica”.

 

E’ in tale panorama che deve contestualizzarsi la portata della notizia in questione. Il Consiglio di Stato ha, infatti, recentemente respinto il ricorso dell’AGCM e di Lega Calcio, confermando dunque l’illegittimità della decisione di accettazione degli impegni assunti dalla Lega. Il supremo Tribunale amministrativo ha fatto propri i rilievi già avanzati dal TAR del Lazio nella sentenza appellata, affermando l’illegittimità della delibera con cui l’AGCM ha accettato gli impegni proposti dalla Lega Calcio, con alcune modifiche successive al market test.
In particolare, in considerazione delle modifiche apportate agli impegni, l’Autorità avrebbe dovuto sottoporli nuovamente alla valutazione delle parti interessate dandone adeguata pubblicità sul proprio sito. “La violazione di tale forma di pubblicità” – afferma il Consiglio di Stato “da’ luogo ad un vizio procedimentale in grado ex se di inficiare la validità del provvedimento di accettazione degli impegni”.


Dott. GianMaria Pesce

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AGCM – pratiche commerciali scorrette – sanzione alla Vodafone per lo spot “1 centesimo”

Con il provvedimento n. 22348 l’Autorità Garante ha sanzionato la nota società di telefonia per le modalità con la quale è stata diffusa la campagna pubblicitaria volta a promuovere l’offerta denominata “Vodafone 1 cent”.

Tanto a mezzo stampa quanto mediante le principali emittenti televisive la Società, a parere dell’Autorità, presentava messaggi che “possono indurre in errore i destinatari in merito alle caratteristiche principali e alle condizioni economiche della promozione e generare aspettative nei confronti dei consumatori diverse da quelle effettive”. In particolare, negli spot televisivi appariva un noto calciatore che evidenziava la convenienza dell’offerta (“con 1 centesimo chiami tutti i numeri senza scatto alla risposta”, oppure, “basta solo 1 centesimo per chiamare o mandare messaggi”) ma, soltanto in basso, con caratteri ridotti e con brevissimo periodo di permanenza sullo schermo, comparivano informazioni circa il costo fisso settimanale dell’offerta. Le medesime modalità venivano utilizzate per la pubblicità su note testate giornalistiche sulle quali si evidenziava con caratteri colorati il claim “Passa a Vodafone: chiami tutti i numeri a 1 centesimo senza scatto alla risposta”, e con caratteri molto ridotti il costo fisso dell’offerta. Sulla definizione del quantum l’Autorità tenuto conto non solo del messaggio pubblicitario in sé, ma di ulteriori, distinti fattori, apprezzando la gravità della pratica anche in relazione al massiccio impatto di essa, idoneo a raggiungere un elevatissimo numero di consumatori, per l’elevata capacità di penetrazione del mezzo televisivo utilizzato (le principali emittenti nazionali) e della stampa, nonché in considerazione della frequenza con la quale i prodotti spot venivano trasmessi. Sulla base di tali elementi la sanzione applicabile dalla AGCM è di € 170,000; somma che infine è stata aumentata sino a € 200,000 in quanto la società coinvolta è già stata destinataria di altri provvedimenti adottati in materia.

AGCM, Provvedimento n. 22348, Bollettino n. 17/2011

 

Dott. Marialisa Taglienti