CONCORRENZA SLEALE CONFUSORIA – ORDINANZA TRIB. RAVENNA 24 APRILE 2008

CONCORRENZA SLEALE CONFUSORIA – ORDINANZA TRIB. RAVENNA 24 APRILE 2008

Provvedimento recentemente ottenuto in materia di concorrenza sleale confusoria per atti commessi in violazione dei principi di correttezza professionale Consulta

Concorrenza sleale “confusoria” e violazione dei principi di correttezza professionale – Nota a Trib. Ravenna, 24 aprile 2008, Ordinanza ex artt. 669-bis e ss. e 700 c.p.c.
Giovanni Adamo (V)

 

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SOMMARIO 1. La fattispecie in esame; 2. Le normative applicabili; 3. Il contenuto     del provvedimento e le motivazioni dello stesso; 4. Valutazioni conclusive


1. La fattispecie in esame

Il caso era un caso quasi “di scuola” di concorrenza sleale. L’impresa “A”, originariamente formata da Tizio e da Caio, subisce poi l’allontamento di Caio, il quale forma altra impresa “B” con denominazione assai simile, e comincia a svolgere la medesima attività, tra l’altro imitando in materia assolutamente pedissequa i modelli dell’impresa “A”. Conseguentemente, l’impresa “A” agiva, ai sensi degli artt. 669-bis e ss. e 700 c.p.c., al fine di ottenere l’inibitoria dei comportamenti concorrenzialmente sleali accertati e documentati.
La scelta della sede nella quale agire risultava obbligata. Non coinvolgendo, la controversia, alcun aspetto relativo a marchi d’impresa, ma comunque a privative industriali di qualsiasi natura[1], la competenza per materia doveva venire attribuita alla competenza delle Sezioni ordinarie del Tribunale. Conseguentemente, l’impresa “A”, agiva rassegnando le seguenti conclusioni: “Voglia l’Ill.mo Tribunale adito, ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione integralmente disattesa e respinta, e compiuta ogni necessaria delibazione sommaria, ex artt. 669-bis e ss. c.p.c.,

-accertare e dichiarare, anche ex artt. 2598 e ss., e 2043 e ss., il carattere illecito, e, comunque, lesivo della libertà negoziale, e comunque concorrenzialmente sleale, dei descritti contegni assunti da “B” S.r.l. e, in concorso, anche dal Sig. “XY”, come meglio descritti in narrativa, ed al contempo lesivi dei diritti e degli interessi meritevoli di tutela tutti, anche, e tra l’altro, alla libertà negoziale, avviamento, impresa, immagine, e reputazione commerciale della ricorrente “A” S.r.l., e comunque, ed in ogni caso,

-accertare e dichiarare gli illeciti tutti e le  responsabilità tutte, anche aquiliane, ascrivibili, in solido, ai potenziali resistenti, quanto al Sig. “XY”, anche ex artt. 2043 e ss., e 1175 c.c., in ragione della violazione degli obblighi tutti, anche di fedeltà, buona fede, correttezza, incombenti sul Sig. “XY” in ragione delle qualità dallo stesso rivestite, e meglio descritte in narrativa, e, quanto alla Soc. “B” S.r.l., anche in proprio ed anche a titolo di concorso nell’illecito contegno del Sig. “XY” meglio descritto in narrativa.

In ogni caso, e comunque

-accertato e dichiarato, per le suesposte ragioni, il pregiudizio imminente ed irreparabile dei diritti e degli interessi meritevoli di tutela della ricorrente, e meglio descritti in narrativa, ed in ogni caso la grave compromissione degli stessi durante il tempo necessario per l’attuazione del contraddittorio,

con decreto inaudita altera parte, ovvero, in subordine, con ordinanza previa convocazione delle parti,

1) inibire ai potenziali resistenti, in solido, l’impiego diretto e/o indiretto, integrale e/o parziale dei modelli già realizzati dalla ricorrente;
2) inibire ai potenziali resistenti, in solido, l’invio di comunicazioni commerciali ai soggetti facenti parte della lista di nominativi meglio descritti in narrativa;
3) inibire ai potenziali resistenti l’ulteriore impiego della denominazione “B” associata a comunicazioni inerenti l’oggetto dell’attività della ricorrente, ed in ogni caso, e comunque,
4) inibire ai potenziali resistenti la ulteriore realizzazione delle attività confusorie meglio descritte in narrativa, anche, occorrendo, mediante la imposizione ai potenziali resistenti dei correttivi che l’Ill.mo Giudice adito Vorrà determinare secondo il proprio prudente apprezzamento;
5) disporre la pubblicazione dell’emanando provvedimento urgente sul sito web della ricorrente;
6) autorizzare la ricorrente, a sua cura e a spese dei potenziali resistenti, all’invio di copia dell’emanando provvedimento a tutti i nominativi contenuti nella lista sulla quale più specificamente in narrativa;
7) disporre, in ogni caso, la pubblicazione dello stesso, per una volta e per estratto, sui seguenti quotidiani: “Il Resto del Carlino” e la “Repubblica” edizione nazionale, ovvero, in denegato subordine, sulla edizione di Ravenna di entrambi i quotidiani;
8) disporre, a carico dei potenziali resistenti, in solido, il pagamento di una congrua somma per ciascun giorno di ritardo nella attuazione dei provvedimenti richiesti, con valutazione equitativa, anche ex artt. 1226 e 2056 c.c.;

In via istruttoria, e compatibilmente con la natura sommaria della presente cognizione

-disporre l’audizione a sommarie informazioni della Sig. GG e del Sig. FF;

-ordinare ai potenziali resistenti la esibizione integrale dell’elenco degli indirizzi raggiunti dalla comunicazione commerciale meglio descritta in narrativa, e la fonte di acquisizione dello stesso;

-ordinare ai potenziali resistenti la esibizione del contratto di spedizione massiva già stipulato con Poste Italiane S.p.A.;

In ogni caso, ed in via denegatamente subordinata

-emettere ogni provvedimento ulteriore e/o alternativo, anche di accertamento mero, ma comunque idoneo alla provvisoria urgente tutela dei diritti e degli interessi tutti della ricorrente meglio specificati in narrativa, per le ragioni ivi meglio descritte.

Il tutto con vittoria di spese, competenze ed onorari del presente procedimento, oltre 12,5% Tar. For., oltre IVA e CNPA, come per legge.

Con ogni ulteriore riserva, anche istruttoria, consentita dal rito.

 

Si costituiva l’impresa “B”, rilevando, in buona sostanza ed in estrema sintesi:

-la necessità di attribuzione della competenza per materia alle Sezioni Specializzate in materia di Proprietà Industriale, in quanto, a dire dell’impresa “B”, la questione avrebbe coinvolto tematiche di assoluta interferenza con la Proprietà Industriale (tra l’altro relative anche alla pretesa “sottrazione di segreti aziendali”);

-il difetto di legittimazione passiva del Sig. XY, in quanto lo stesso sarebbe cessato dalla carica di Amministratore della Soc. B;

-la necessità, comunque, di rigetto delle domande anche nel merito, in quanto le stesse sarebbero risultate infondate, tanto in fatto, quanto in diritto.

 

All’udienza di discussione, la Soc. “A” rilevava, tra l’altro, le seguenti circostanze:

-la competenza del Tribunale ordinario, in quanto la causa non coinvolgeva, sotto nessun aspetto, tematiche relative a privative industriali e/o informazioni aziendali riservate, in quanto anche l’indirizziario sottratto era di carattere assolutamente pubblico;

>-la infondatezza della eccezione di difetto di legittimazione passiva, in quanto il Sig. XY, pur essendo effettivamente cessato dalla carica di Amministratore della Soc. “B”, manteneva quote pari al 99% della stessa, tali da consentigli il controllo assoluto della Società, e comunque costituiva responsabile unico, sotto il profilo operativo, di tutta l’attività dalla stessa espletata.

La Soc. “B” si riportava interamente agli atti.

Il G. Des. si riservava.

Con ordinanza dd. 24 aprile 2008, a scioglimento della riserva precedentemente assunta, il G. Des. osservava, tra l’altro, che:

-“E’ infondata l’eccezione di incompetenza per materia del tribunale ordinario in favore delle sezioni specializzate…: la presente controversia non inerisce alla proprietà industriale così come definita nel D. Lgs. 30/2005, non avendo neppure indirettamente a che fare con le privative industriali ed altre proprietà industriali ricomprese nella definizione del citato articolo 1. Neppure è dato ritenere, per i motivi che si spiegheranno in prosieguo, che la controversia abbia a che vedere con “informazioni aziendali riservate” di cui agli artt. 98 e 99 D. Lgs. 30/2005”….;

-“… ricorre l’ipotesi di cui all’art. 2598, n. 1, c.c…. in quanto è sufficiente confrontare i biglietti da visita già forniti da “A” alla propria clientela, ed i fac simile di biglietti da visita proposti da “B” ai potenziali clienti: trattasi all’evidenza dello stesso materiale grafico (stesso disegno, stesso carattere di stampa, stesso retro, ecc.) con alcune modifiche del tutto marginali; anche l’offerta di realizzazioni grafiche da parte di “B”, inoltre, è del tutto identica; dunque, pur non ricorrendo a rigore un prodotto con caratteristiche individualizzanti, è stata posta in essere attività idonea a creare confusione con l’attività del concorrente”;

-“… Tali condotte integrano altresì concorrenza sleale ai sensi del n. 3 del medesimo art. 2598 c.c., consistendo in ‘mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda’. D’altronde lo sfruttamento della creatività altrui è certamente in contrasto con i principi della correttezza professionale. Si aggiunga che a sostegno del fumus della domanda di concorrenza sleale non può trascurarsi che la Soc. “B” è stata costituita dal Sig. “XY” (già socio di “A”, e poi socio quasi totalitario ed amministratore di “B”) pochi mesi dopo la cessione dell’azienda “C” alla ricorrente, sicchè ben si comprende come possa essere avvenuto l’impossessamento da parte di “B” di studi e realizzazioni grafiche di “A”…”;

-“… ricorre il periculum dell’invocata cautela… cioè il pregiudizio imminente ed irreparabile cui sarebbe esposta parte ricorrente nelle more del giudizio di merito, atteso che la prosecuzione dell’attività illecita è idonea ad arrecare un danno perdurante nel tempo, foriero di conseguenze non solo patrimoniali e comunque di difficile quantificazione in termini economici…”;

-“Ritenuto che non può accedersi alla richiesta pubblicazione dell’emanando provvedimento, perché misura di carattere sanzionatorio non applicabile nella presente fase di natura cautelare in difetto di espressa previsione di Legge (come invece previsto in materia di proprietà industriale ex art. 126 D. Lgs. cit.)..”;

P.Q.M.

Visti gli artt. 669-bis e ss. c.p.c., 2043 e 2598 c.c.,

-INIBISCE a “B S.r.l.” ed a XY l’utilizzazione in qualsivoglia forma delle realizzazioni e studi grafici già di “A S.r.l.”;

-CONDANNA “B S.r.l.” e XY, in solido tra loro, al rimborso in favore di “A S.r.l.” delle spese del procedimento, che liquida in complessivi € 1.870,00, di cui 170,00 per spese, € 700,00 per competenze, ed € 1.000,00 per onorario, oltre accessori di Legge

2. Il contenuto del provvedimento commentato

Il problema preliminare era rappresentato dal tipo di azione esercitata, in quanto tale circostanza avrebbe altresì generato rilevantissime modifiche anche sotto il profilo della competenza per materia, configurando la stessa in capo alla Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale presso il Tribunale di Bologna.

In realtà, come correttamente rilevato dal G. Des., nessuna delle fattispecie azionate corrispondeva a materie “interferenti” con la proprietà industriale. Altro è, infatti, sostenere (ad esempio) la confondibilità tra segni distintivi. Altro, invece, e come nella specie, censurare l’ingenerare confusione (e non semplice confondibilità) tra attività complessivamente intese. Correttamente, sotto tale profilo, il G. Des. rileva che l’utilizzo della creatività altrui è certamente scorretto sotto il profilo della correttezza professionale ex art. 2598, n. 3, c.c., ed è altresì chiaro che tale censura nulla ha a che vedere con materie interferenti con la proprietà industriale, e tantopiù ai fini determinativi della competenza, posto che, fra l’altro, quest’ultima si determina sulla base della domanda.

Osservazioni degne di nota vengono poi compiute dal G. Des. in merito al periculum, che il provvedimento considera del tutto connaturato alla natura illecita del contegno della Soc. resistente, in quanto lo stesso è in grado di generare effetti perduranti nel tempo e difficilmente removibili.

Valutazioni a nostro avviso non del tutto condivisibili vengono invece compiute dal G. Des. in relazione alla richiesta di pubblicazione dell’emanando provvedimento, che il G. Des. esclude in quanto, ritenendo la pubblicazione misura sanzionatoria, dovrebbe essere assistita da espressa disposizione di Legge. Circostanza ricorrente nel caso del D. Lgs. in materia di proprietà industriale, ma non nell’art. 700 c.p.c.. E’ opinione comune, in realtà, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, che il provvedimento ex art. 700 c.p.c. costituisca cautela “atipica”, che può assumere il contenuto maggiormente idoneo, caso per caso, alla migliore tutela dei diritti azionati in via d’urgenza, ivi compreso quello del
la pubblicazione dello stesso, ove occorra al fine di “arginare” gli effetti lesivi degli altrui contegni scorretti.

 

 


 

V * Cultore della Materia di Diritto Civile nell’Università di Bologna – Avvocato in Bologna- www.studiolegaleadamo.it

 

[1] E dunque non ricorrendo l’estremo della “interferenza” richiesto dal Codice della Proprietà Industriale per l’attribuzione della competenza per materia alle Sezioni Specializzate in materia di Proprietà Industriale.